Che cosa porto con me ora che il cammino è finito? Lungo il cammino ho sperimentato che il mio limite può spostarsi più avanti, quando la stanchezza prevale e di solito avrei detto basta. È bastato
trovarmi in situazioni critiche, dove non c’era altro da fare che muoversi e anche in fretta, che la fatica non la senti più (per un po’).
Lungo il cammino ho apprezzato le relazioni umane, il saluto tra simili, a chi come me era a piedi, in bici, persino in auto.
Ascoltare, parlare, con le giuste pause, senza correre, gustando il racconto dell’altro.
Apprezzare il bello che ti si para attorno, la magia di un’alba o di un tramonto, di un paesaggio che cambia pur mantenendo alto il livello di magnificenza, di un albero centenario come di una cappelletta di pietra al ciglio della strada, diventa materia di insegnamento. Per imparare, ogni volta, la fortuna di essere vivi
Andrea B.


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