Nella notte tra il 6 e il 7 giugno scorso si è svolto un pellegrinaggio tra Bolsena ed Orvieto.
Cosa ha fatto riunire più di 300 persone desiderose di percorrere i circa 20 km che separano la Basilica di Santa Cristina a Bolsena e il Duomo di Orvieto?

L’occasione è stata data dal far memoria del miracolo eucaristico di Bolsena in seguito al quale è stata resa universale la festa del Corpus Domini. La tradizione racconta che nel 1263 Pietro da Praga, dubbioso della reale presenza di Gesù nel sacramento dell’Eucaristia, al momento della consacrazione si ritrovò in mano un’ostia che cominciò a sanguinare sul corporale.
Papa Urbano IV che si trovava ad Orvieto inviò sul luogo del prodigio il vescovo di Orvieto Giacomo, il quale si incaricò di portargli il corporale macchiato dal sangue del miracolo.
Il vescovo Giacomo consegnò a Papa Urbano IV i segni del Miracolo presso l’edicola sacra che sorge a Ponte del Sole, dove oggi si può trovare anche una lapide che ricorda l’episodio.
Il pellegrinaggio ha seguito per la maggior parte il percorso svolto dal vescovo Giacomo: sono stati attraversati sentieri lungo campi di grano e tratti in mezzo al bosco; sopra le teste di noi pellegrini un tappeto di stelle.
È stata un’occasione unica per meditare sul mistero dell’Eucaristia percorrendo i passi della storia, guidati dalla croce. Il Signore che si offre all’uomo e dona se stesso, accompagna i passi dell’uomo e non lo abbandona.
Lungo il cammino nella notte si fa esperienza di comunità e condivisione; gratitudine verso coloro che hanno preparato i tre punti ristoro e accolgono i pellegrini nel cuore della notte.
La più grande emozione però è stata “svegliare l’aurora” ed essere accolti sul piazzale del Duomo di Orvieto dal vescovo Sigismondi che durante l’omelia della messa ci ha donato questa riflessione di Yves Congar, uno dei padri del Concilio Vaticano II: “Senza la croce l’Eucaristia sarebbe vuota. Senza Eucaristia la croce sarebbe irraggiungibile”.
Il pellegrinaggio nella notte è stata quindi opportunità per riconoscere e accogliere la centralità dell’Eucaristia nella tradizione cattolica, riconoscendo il dono che Gesù ha fatto a ciascun essere umano di entrare in comunione con Lui e fare esperienza di un Amore Totale.
Gabris



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