Luca 9, 37-45
In quel tempo. Quando furono discesi dal monte, una grande folla venne incontro al Signore Gesù.A un tratto, dalla folla un uomo si mise a gridare: «Maestro, ti prego, volgi lo sguardo a mio figlio, perché è l’unico che ho! Ecco, uno spirito lo afferra e improvvisamente si mette a gridare, lo scuote, provocandogli bava alla bocca, se ne allontana a stento e lo lascia sfinito. Ho pregato i tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti».Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa, fino a quando sarò con voi e vi sopporterò? Conduci qui tuo figlio».Mentre questi si avvicinava, il demonio lo gettò a terra scuotendolo con convulsioni.Gesù minacciò lo spirito impuro, guarì il fanciullo e lo consegnò a suo padre.E tutti restavano stupiti di fronte alla grandezza di Dio.Mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.
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“Fino a quando sarò con voi e vi sopporterò?” (v.41) Non sono parole sfiduciate, sono il linguaggio di Uno che conosce il proprio destino: consegnarsi agli uomini per salvarli.
Linguaggio che anche noi stentiamo a comprendere, presi come siamo dal domandare a Dio le grazie secondo le nostre piccole vedute, timorosi di osare di più (perché Egli dà addirittura sé stesso).
“Generazione incredula”. (v.41) Noi, che Lo abbiamo visto in certi momenti come Colui che ci ha attratto e affascinato (Pietro, Giacomo e Giovanni erano appena scesi dal monte della Sua Trasfigurazione) ma poi siamo incapaci di stare immersi nella realtà certi della Sua presenza.
“Generazione perversa” (v.41), cioè volta ad altro, invece che a Lui.
Chiediamo al Suo Spirito di aprirci a questo Mistero più grande delle nostre piccole vedute, perché Lui “è stato consegnato nelle mani degli uomini” ed ha già vinto, e noi spesso, molto spesso, non lo riconosciamo.


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