La bellezza è negli occhi di chi contempla

s. Callisto I

s. Callisto I

 Lc 23, 28-31

Il Signore Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».

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Il passo di oggi ci mostra un Gesù che di fronte all’atteggiamento “consolatorio” delle donne le invita a guardare la situazione da un’altra prospettiva: il male che Lui sta portando sulla croce avrà un significato, sarà occasione di bene e di salvezza; colui che verrà crocifisso afferma che “quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32).
L’esperienza della croce, l’uccisione di un innocente, saranno l’occasione per rileggere e vivere con atteggiamento nuovo i drammatici periodi che verranno.

Gli uomini e le donne vivranno -e vivono ancora- oggi momenti di violenza e soprusi, distruzione ed annientamento; il male dilagherà tanto da definire “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato”.

Una prospettiva che non lascia molta speranza; una via di uscita però noi l’abbiamo conosciuta: la resurrezione: ci svela che Dio non abbandona alla disperazione, ma trasfigura e riempie di significato anche il male. Spetta a noi, però, avere gli occhi attenti per comprenderlo.

Un invito a porre su di Lui il nostro sguardo, lasciandoci guardare nel profondo per essere guidati in un percorso per non lasciarci imprigionare dal male, ma a vivere un’esperienza di dono. Guardare a Lui per comprendere quali scelte compiere, permettendogli di parlare al nostro cuore per poter prendere decisioni di bene.

Durante la giornata possiamo meditare e lasciarci interrogare da una frase di Chiara Corbella: “Se starai amando veramente te ne accorgerai dal fatto che nulla ti appartiene veramente perché tutto è un dono”.
Un’occasione per riflettere su come sto vivendo la chiamata ad essere testimone credibile del Risorto.

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