La bellezza è negli occhi di chi contempla

s. Bernardo

s. Bernardo

 Lc 12, 54a. 57 – 13, 5

Il Signore Gesù diceva ancora alle folle: «Perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto? Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».


In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

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Gesù ci invita a giudicare noi stessi ciò che è giusto, addirittura insieme alla controparte che cammina con noi verso il giudice, proprio per evitare di giungervi e direzionare la nostra via a un’ineluttabile pena da pagare. 

L’opera del giudizio è un processo introspettivo che richiedere un percorso serio e responsabile da parte di ciascuno. Per giudicare ciò che è giusto è necessario abbandonare il nostro egocentrismo e mettere da parte la convinzione che solo e sempre noi siamo nel giusto. E’ necessario uscire di scena, fare un passo indietro, e guardare la situazione ampia dentro cui è accaduto ciò che guida la mia personale convinzione.
L’accordo non è riducibile a un semplice compromesso tra le parti, in cui ciascuno rinuncia a una parte della sua ragione, ma è riconducibile ad una novità. A una nuova bella notizia, a una nuova scoperta che accade quando si pratica l’accoglienza senza misura: l’accoglienza dell’apparente nemico nella propria vita, dando a entrambi una chance di incontro autentico e di riscoperta. 

Gesù continua nella seconda parte invitando a una nuova conversione. Si rivolge contro un atteggiamento superstizioso: le punizioni divine come risposta ai peccati di ciascuno. Gesù vuole scardinare questa visione riduttiva in cui non è ammesso il perdono individuale di coloro che compiono il peccato, ma piuttosto una punizione divina ben visibile a tutti. La conversione è necessaria per progredire nella nostra fede e maturare come cristiani. E’ necessaria per comprendere che la nostra fede si compie all’interno di una relazione tra noi e il Padre.  

Se provassimo per un attimo a pensare che oggi Gesù stesso si rivolge all’umanità intera con queste parole, potremmo intuire il suo messaggio:
“Rendete degna di essere vissuta la vostra storia (la storia dell’umanità) prendendovene cura e trovando soluzioni che non portino nessuno alla morte o alla sofferenza, ma che contribuiscano a rendere amabilmente vivibile l’oggi e il domani. Per progredire nella vostra storia responsabilmente e degnamente, senza infliggere ulteriori ferite e punizioni sterili in un contesto già complesso, una possibilità è che ciascuna delle vostre parti (ciascuna donna e ciascun uomo) si prenda cura del suo spirito, cercando e conoscendo Dio nel profondo del suo cuore e nella relazione con chi gli cammina accanto. Amico o sconosciuto, fratello o avversario, madre e padre o nemico traditore.”

Guidaci Signore nel nostro cammino di conversione, affinché ciascuno di noi operi nel mondo con responsabilità e benevolenza. 
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