La bellezza è negli occhi di chi contempla

Uno sguardo da Cuba. Esserci per portare speranza.

Uno sguardo da Cuba. Esserci per portare speranza.

Eccomi all’ultima sera in Missione: domani a quest’ora sarò in volo per Madrid, e terminerò questa breve ma intensa visita alla Missione di Cuba.
Stamattina siamo stati a Santa Clara e abbiamo incontrato il Vescovo Arturo.
È stato un momento molto bello, fraterno. È davvero un uomo di Dio, uno di quelli che ti riconciliano con l’istituzione.
I discorsi giravano sempre sulla situazione di Cuba, sull’esasperazione della gente, sulla mancanza di speranza, sul fatto che tutti cercano di emigrare: il Vescovo ci diceva che negli ultimi due anni da Cuba sono espatriate circa 2.000.000 di persone, che per una popolazione di circa 11.000.000 di abitanti è una cifra enorme, e che rende Cuba sempre più povera di capitale umano.
La Chiesa in questo momento ha una responsabilità enorme, godendo di una autorevolezza che si è conquistata con sofferenza e lungimiranza.
La scelta dei Vescovi cubani è stata da sempre quella di restare fuori da collocazioni politiche, e di farsi carico di un’opera di mediazione e di attenzione alle povertà sempre più emergenti e diffuse.
 
Una cosa che mi ha colpito molto in questi giorni è stato un discorso che spesso ci è stato fatto dalle persone, quelle vicine alla Chiesa e anche quelle meno vicine: mai come adesso è importante la nostra presenza di Preti “stranieri”, non tanto per le cose che portiamo e per gli aiuti materiali, che sono una goccia in un Oceano di necessità, quanto come segnale di interesse e di condivisione della situazione dell’isola, una luce che rischiara un poco il buio pesto in cui tanti si ritrovano.
Esserci per portare speranza, che è quello di cui più ha bisogno la gente di Cuba.
Nel pomeriggio siamo riusciti a vedere la semifinale dei Mondiali di calcio, Spagna – Francia, per poi correre (compatibilmente con le strade di qui) alla frazione di Las Nieves, dove ci siamo incontrati con la piccola Comunità di quel posto di campesinos, e abbiamo poi proposto un po’ di giochi ai bambini.
 
Al ritorno, ancora qualche visita, una per me molto toccante ad un anziano signore di origine cinese: a metà dell’Ottocento molti cinesi arrivarono a Cuba per lavorare nelle piantagioni, e si stabilirono nell’isola, e ancora oggi in tanti cubani si riconoscono i tratti somatici tipici degli orientali.
Josè Ramòn Ley, soprannominato in paese il “Chino Ley”, perché il suo cognome è ”Ley”, e i suoi lineamenti sono quelli tipici della popolazione cinese, soprannome che però a lui non piace assolutamente e infatti non lesina aspri rimproveri quando si accorge che lo si chiama così, è stato in passato maestro di scuola, e ha trascorso nella sua vita momenti molto difficili per la sua fede religiosa, con sofferenze e persecuzioni in un paese in cui vigeva il dogma dell’ateismo di stato.
Oggi è un uomo molto stimato e rispettato, una sorte di “saggio del villaggio”, oltre ad essere una persona di profonda cultura e di grande sensibilità.
Mi ha fatto una grande tenerezza per le difficoltà che in questo momento incontra, lui, ormai molto avanti negli anni, che non ci vede bene, si muove a fatica e quasi non esce, e dipende da tante altre persone per ogni cosa del quotidiano.
Un uomo di grande dignità e di immensa discrezione, schivo e riservato, che la gente apprezza e aiuta concretamente, facendo ancora una volta emergere un tratto meraviglioso del popolo cubano: quella di una solidarietà grandissima, che emoziona e intenerisce,  ed è incredibile in un quotidiano così difficile e angosciante.
 
Ma forse è proprio in questa solidarietà concreta che affondano le radici della grande capacità di resilienza e perseveranza di questa gente straordinaria per la sua forza d’animo.
Domani mattina celebrerò ancora una volta la Messa in spagnolo, quindi, la “despedida”, cioè gli ultimi saluti con un rituale di gesti e discorsi che puntano a toccare il più possibile le corde dei sentimenti e della commozione, come è nel carattere romantico e passionale dei latinoamericani, quindi il viaggio a La Habana e la partenza.
E, come dice una famosa canzone: “Cuba linda de mi vida, Cuba linda: siempre te recordaré”
 
Buona giornata: Dio ti benedica.
Don Franco
(metà Luglio 2026)
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