Mancano ancora le statistiche ufficiali, ma quella che abbiamo vissuto è una tra le estati più calde mai registrate nella storia recente. Ma come dicono i pessimisti, sarà probabilmente la più fresca di quelle a venire.
Quanto è facile sentirsi impotenti di fronte a tutto ciò? Quanto ci sentiamo “criceti su una ruota che gira all’impazzata” verso un destino incerto e poco modificabile?
Da una parte questo è vero, le emissioni di anidride carbonica permangono nell’atmosfera per secoli. Dall’altra però siamo chiamati a usare la testa: possiamo ancora fare qualcosa? Il problema l’abbiamo creato noi, chissà mai che saremo ancora noi a risolverlo! La risposta in breve, e nella quotidianità, è SI! Vorrei in queste righe fare un esempio, per nulla esaustivo, che ci stimoli a studiare su come possiamo essere protagonisti nella quotidianità.
Il 15-20% delle emissioni umane di gas serra deriva dalla filiera dell’allevamento e della produzione della carne (dati FAO). Di questa, circa i due terzi sono dovute all’allevamento bovino. L’83% del suolo agricolo è usato per fornire foraggio all’allevamento o per pascolare direttamente gli animali. Questo significa che viene deforestata un’enorme quantità di terreno, che smette di assorbire CO2 e che, al contrario, va a far parte di una filiera che ne emette moltissima. Per dare dei numeri, se domani diventassimo tutti vegetariani, considerando comunque l’aumento del terreno necessario per produrre tutte quelle piantagioni che ci darebbero le proteine vegetali equivalenti a quelle animali oggi consumate, servirebbero comunque 3.1 miliardi di chilometri quadrati in meno di suolo coltivato: per intenderci, le superfici di USA, Canada e Cina insieme.
Significa che dobbiamo diventare tutti vegetariani? No, al solito il problema va calato nella quotidianità: ragioniamo su quanta carne consumiamo e sulla sua diminuzione. Se diminuissimo del 50% il consumo di prodotti animali, otterremmo già il 73% di riduzione delle emissioni generali prodotte dall’allevamento (10-15% del totale delle emissioni umane prodotte). Se poi pensiamo che in Occidente, c.ca il 20% della carne prodotta viene sprecata e finisce nell’umido, capiamo che il traguardo non è lontano.
Infine, la ciliegina sulla torta: il principale gas serra emesso in questa filiera non è la CO2, ma il metano. Questo è circa 82 volte più climalterante della CO2, ma con un enorme beneficio: perde le sue funzioni climalternati non in secoli, ma in appena 12 anni.
Questo ultimo dato ci dice che abbiamo tra le mani qualcosa di importante! Delle azioni concrete, in cui possiamo essere protagonisti, che ci possono portare dei benefici nell’arco di 15-20anni.
Quanto sopra non è un riassunto pragmatico, un esempio. Tocca a noi ora studiare, attivarci e metterci in gioco!
Simone Bosetti


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