La bellezza è negli occhi di chi contempla

s. Teresa di Gesù

s. Teresa di Gesù

Lc 24, 44-48

Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi».

 

Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

#terrorizzati #incontrocolRIsorto #Scritture 

In questo brano Gesù è appena apparso agli Undici, poco dopo essere apparso ai discepoli di Emmaus. Nel passaggio precedente i discepoli hanno una strana reazione: sono terrorizzati e impauriti dalla sua apparizione.
Il nostro incontro con il Risorto non avviene in un attimo, ma abbiamo bisogno evitare che le nostre paure si auto-alimentino. Dobbiamo riconoscere Gesù. Per questo Lui apre le loro menti: per aiutarli a riconoscerlo attraverso le Sue ferite.

Questo è l’ultimo discorso di Gesù nel Vangelo di Luca: non dà insegnamenti nuovi, ma ripete quanto già trasmesso. C’è una continuità: cambia la presenza di Gesù, ma non cambiano le sue parole. Non cambia la sostanza di quanto già disse: che sarebbe stato consegnato ai peccatori, crocifisso e resuscitato il terzo giorno. E’ come se tutte le Scritture si condensassero in questo insegnamento.

Abbiamo bisogno, per comprenderlo, che Gesù apra le nostre menti, che trasformi il nostro modo di comprendere. Non è una comprensione intellettuale, ma interiore. Comprendere che Gesù non ripete solamente delle parole, ma è Lui stesso la Parola, fatta carne. Lui ha vissuto su sè stesso le Scritture. Esserne testimoni vuol dire comprendere che il suo Amore è più forte del nostro male, che il male non è l’ultima parola, che Lui se lo è portato sulla croce e lo ha sconfitto.

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