La bellezza è negli occhi di chi contempla

DIGIUNO

DIGIUNO

Caro Matteo,
mi scrivi che li, a Oxford, “è sempre Quaresima. Mi fanno digiunare e quel poco cibo che mi danno è immangiabile.”

Se questo è un espediente per chiedere a me, tuo nonno, un piccolo obolo per andare a mangiare una pizza in quel locale di Londra di cui ti ho parlato, sappi che anche noi, qui in Italia, siamo in Quaresima. E Quaresima è sinonimo di digiuno.
Mi sembra di sentirti rispondere: “Ma, nonno. Il digiuno non si usa più!”. Anch’io, che sarei dispensato dal digiuno, al venerdì chiedo alla nonna di prepararmi pochi grammi di riso bollito.
Il “mangiare”, vedi, appartiene all’oralità come il “baciare”, l’ “accarezzare”, il “parlare”. Mangiare non è solo un bisogno, ma un desiderio. Ricordo che tu, neonato, dopo la poppata dalla mamma, dormivi un sonno profondo e quando ti svegliavi cercavi nuovamente il seno della mamma. Il cibo diventava una brama di avere la mamma accanto.

Così è anche per il digiuno: esso è mancanza di qualcosa a cui si aspira, ma a cui talvolta si rinuncia per assaporare maggiormente la gioia, quando il desiderio di cibo potrà essere esaudito.
E’ come nella preghiera, che oltre essere contemplazione, adorazione, ringraziamento, offerta è anche desiderio, domanda, richiesta. E ci si affida, ci si abbandona fiduciosi al Signore.

Il digiuno diventa così mezzo anche per rafforzare un carattere forte e sicuro e in un’epoca in cui il consumismo offusca la capacità di distinguere i veri dai falsi bisogni, in cui le terapie dietetiche divengono oggetto di business, il digiuno diventa desiderio di avvicinarsi alla conversione perché “l’uomo non vive di solo pane.” Vivi, dunque, questa quaresima “forzata” nell’attesa di vivere la Pasqua a casa con l’agnello arrostito e con i tuoi amici nel bistrot o in qualche rifugio delle tue Alpi attorno ad una buona “raclette”, senza dimenticare che il digiuno non va scisso dalla carità, dalla misericordia, dall’elemosina.

E non ti preoccupare: la mancia pasquale ti arriverà e potrai così essere completamente soddisfatto anche perché il “mangiare” assieme è segno di convivialità, celebrazione della gioia e del vivere insieme.
Digiuna, dunque, per conquistare la gioia!
nonno Edoardo

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