Matteo 9, 9-13
Andando via di là, il Signore Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».
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La parola chiave del Vangelo di oggi è “Seguimi”. Gesù invita Matteo e coloro che ascoltano la sua chiamata a mettersi in cammino, lasciare le proprie convinzioni e cominciare un nuovo percorso, in una parola convertirsi (in ebraico shûv).
Il cardinal Ravasi sottolinea come “Convertirsi è fonte di rinascita e di gioia”; entrare in relazione con Gesù permette di guardare in modo nuovo la propria vita e darne un orientamento.
Un invito che ci interpella direttamente, ci chiede una scelta che è responsabilità di ciascuno di noi.
Gesù ci viene a trovare là dove siamo, per invitarci a condividere con Lui un percorso di liberazione dalle nostre paure e dai nostri pregiudizi. Si china su di noi e condivide con noi il pasto per entrare in una relazione profonda, affermando quanto ciascuno di noi è “prezioso ai miei occhi”(Isaia 43,4)
Nella giornata di oggi facciamoci guidare da una riflessione di Paolo Curtaz: “Vienimi a cercare, Maestro, vienimi a cercare ogni volta che mi perdo. Tu solo lo sai fare. E io ti amo per questo. E ti sono discepolo.”
Un invito a non far cadere la possibilità di essere trovati ed amati per poter rispondere ad una chiamata che parla al desiderio di gioia del nostro cuore.


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