La bellezza è negli occhi di chi contempla

X Domenica dopo Pentecoste

X Domenica dopo Pentecoste

 Marco 12, 41-44

In quel tempo. Seduto di fronte al tesoro, il Signore Gesù osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte.

 

 

Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.

 

 

Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

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C’è un crescendo nella liturgia di oggi: dal Tempio voluto da Davide e costruito da Salomone, passando alla costruzione delle comunità cristiane raccontata da Paolo, fino al Vangelo in cui Gesù loda la protagonista, questa donna vedova al Tempio e il suo gesto di donare la sua offerta. Si tratta di una “discesa in profondità“: da mattoni e pietre al radicamento in Cristo, mettendo al centro il dono di sé.

Non servirà più un tempio a Gesù (e a noi) per adorare Dio, Lui stesso è Suo corpo, dimora di Dio in mezzo a noi; tuttavia oggi noi cristiani adoriamo il Dio di Gesù Cristo ogni volta che compiamo un atto di Amore, ogni volta in cui doniamo la vita, cioè “tutto quello che abbiamo per vivere“.

Questa è la stessa radicalità che il Vangelo chiede ogni domenica, ogni volta che ascoltiamo la Parola.

Qual è la nostra ricchezza? Cosa abbiamo di superfluo, ovvero cose di cui non ci pesa sbarazzarci? Questa è carità?

Dio non ci chiede “cose che ci pesa fare”, ma stiamo attenti noi, perché il valore del dono dipenda da quanto teniamo a ciò che doniamo (una frase simile si trova anche nel colossal “Odissea” da poco uscito nelle sale cinematografiche). Quasi sempre non è la quantità a fare la differenza, ma la qualità dell’amore.

Chi dona per amore, dona con gioia, sapendo a quel che “rinuncia”, perché si regalano cose importanti, non “scarti”. Poi, certo, è più facile preparare regali materiali che rinunciare al proprio tempo, portare pazienza, domandare e ascoltare gli altri, dedicarsi ad un piccolo servizio, fare compagnia a qualche anziano, aiutare figli o genitori, un vicino…

La tentazione vera, poi, è quella di “risparmiarsi“, di tenere per sé, un’ora, quello spazio, quel momento…o di rinunciare a fare una proposta bella, per delusione e scoraggiamento…

Proprio in questi giorni sto vivendo questo dubbio-tentazione, ma la risposta di incoraggiamento mi è arrivata da “fratelli di Spello” sulla tomba di don ToninoBello.

Cimitero di Alessano, don Tonino Bello
Cimitero di Alessano, don Tonino Bello

“Tutto quello che aveva per vivere“…dice il Vangelo oggi.

Quanto bella sarà, allora, anche la Comunità cristiana che è costruita sull’amore fraterno di gente che crede nel Tuo amore ed è disposta a fare il bene per il prossimo?!

Oggi chiediamoci quale “tesoro” contribuiamo a fare crescere.

 

Signore, Tu sai a volte quanto ci costa “donare”: oggi insegnami a donare con gioia, a non stare attaccata alle cose, alle mie sicurezze, al mio dubbio, ma ricordami ciò per cui vale la pena spendere la mia vita, a chi donare tutto quello per cui Tu mi doni vita ogni giorno. Ogni giorno che riceviamo da Te sia occasione di “gettarlo” per il Bene, senza calcolo, sapendo che Tu osservi e conservi nelle Tue mani il bene donato perché porti frutto.

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