La Casa degli Angeli è il luogo dove il Vangelo, la Bella Notizia, diventa vita, dove lo stare supera il fare, dove i sorrisi assumono un altro valore.
Questo centro, situato a Nonthamburi, nella provincia di Bangkok, accoglie una decina di ragazzi disabili provenienti dalle vicine baraccopoli insieme, per chi ce l’ha, alla loro mamma. Alcuni restano anche lì a dormire, altri vivono la Casa degli Angeli come centro diurno.
È nato dall’idea di Angela Bertelli, sorella saveriana, tosta ma dolce, che incontrandoli nelle loro case e avendo a cuore il valore di tutte le persone (in particolare quelle con disabilità) le ha radunate sotto lo stesso tetto a partire dal 2009.
Alla Casa degli Angeli si respira Parola fin dalle prime luci dell’alba: ogni giorno si inizia leggendo il Vangelo del giorno o recitando il rosario e quando possibile un sacerdote passa per la messa. Non è stato sempre così ci ha spiegato suor Angela: queste mamme hanno passato l’inferno in Terra, avere un bambino disabile nella loro cultura, quella buddista, significa essere condannati, aver fatto qualcosa di male nella vita precedente, essere sbagliati. Prendendosi cura e insegnando a prendersi cura di questi bambini, oggi cresciuti, queste mamme hanno cambiato punto di vista, si sono convertite e hanno desiderato per sé e per i loro figli e figlie l’amore di Gesù, che gli ha donato nuova speranza attraverso proprio quei figli che erano visti dagli altri come una condanna. Inoltre queste donne hanno acquisito nuove competenze: sotto la guida esperta di Angela – infermiera a fisioterapista – sono diventate delle OSS incredibili, capaci di gestire un sondino nasogastrico e fare fisioterapia a ragazzi con gravi disabilità.

Nel periodo in cui siamo stati lì, abbiamo potuto riscoprire il vero significato della frase “Beati i puri di cuore perché di essi è il regno dei cieli” e conoscere diverse “donne cananee” del Vangelo, straniere e buddiste pronte insistere per la guarigione del figlio.
La Casa degli Angeli è luogo di incontro con Dio, proprio perché le parole contenute nel Vangelo si fanno carne e, a sua volta, il quotidiano si rintraccia nelle righe della Scrittura. Nulla quindi di trascendente o al di fuori dell’uomo, Cristo si fa incontro nelle crepe dell’umano e nelle fragilità più concrete. La disabilità diventa quindi un varco dove l’inadeguatezza con cui facciamo i conti tutti i giorni non è qualcosa da reprimere o allontanare, ma il luogo dove ogni incontro si fa autentico.
Abbiamo potuto sperimentare come di fronte a questi ragazzi e alle loro mamme non potevamo essere nient’altro che noi stessi e quindi vederci e vedere loro come pezzi unici e irripetibili di un unico puzzle pensato e voluto con amore da Dio. Dio non fa pezzi difettosi.
Leggere quindi la Parola con gli ultimi ci ha concesso di vedere come Gesù parlava proprio a loro e proclamasse un Dio per tutti, dove ciascuno era degno del suo amore.
Abbiamo potuto conoscere anche la realtà delle baraccopoli, “posti dove forse non metteremmo neanche le galline”, case di legno su palafitte con rifiuti tutt’intorno e condizioni umane invivibili dove bambini e ragazzi crescono senza un futuro. Posti dove nessuno metterebbe piede perché sporchi, scomodi. Persone che nessuno vorrebbe incontrare perché malate, puzzolenti, drogate, ai margini.
Leggere il Vangelo alla luce degli ultimi ci dice che se siamo tutti fratelli e sorelle non dovremmo permettere la povertà, la criminalità e strutture socio-economiche che privilegiano gli interessi dei più ricchi, qui come in ogni parte del mondo. Essere cristiani ci spinge a indignarci, ad alzare la voce, a cercare nuove vie nella vita di tutti i giorni senza stancarci di promuovere l’umano. Quell’umano che Dio ha deciso di abitare. Dio non è un Dio giudice o padrone o qualcosa di incomprensibile lontano da noi, ma un Dio che si è fatto carne e che ci invita a metterci nei panni degli altri e a lottare per la dignità di ogni persona.
Silvia e Gibi



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