La bellezza è negli occhi di chi contempla

s. Carlo Borromeo

s. Carlo Borromeo

Giovanni 10,11-15

In quel tempo. Diceva il Signore Gesù ai farisei: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.

 

 

Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

 

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore».

#buonpastore #mercenario #conoscere #discepolimissionari

In questo noto passo di Vangelo, Gesù dichiara per ben due volte di essere il buon pastore, riassumendo in sé l’immagine di tutti i pastori donati da Dio al suo popolo (Mosè. Davide, i profeti…), ma anche l’immagine di Dio stesso, invocato e lodato come “pastore di Israele” al versetto 2 del Salmo 80. Gesù aveva evocato più volte questa immagine del pastore e del gregge da lui pascolato ma ora, con questa rivelazione, esce allo scoperto e parla di se stesso, si proclama Messia e inviato da Dio per condurre l’umanità alla vita piena, perché tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza, come leggiamo al v. 10 che introduce il brano evangelico odierno.

Il buon pastore è l’opposto del mercenario che fa questo mestiere solo perché pagato, che guarda solo alla ricompensa per il lavoro ma che in verità non ama le pecore: queste non gli appartengono, non sono destinatarie del suo amore e non contano nulla per lui. Lo dimostra il fatto che, quando arriva il lupo, egli abbandona le pecore e fugge via: vuole salvare se stesso e non le pecore a lui affidate!

Il buon pastore invece si espone per le sue pecore, le ama e le conosce ad una ad una, di una conoscenza particolare che lo porta a
discernere e a riconoscere l’identità di ciascuna di esse.

L’immagine di pastore buono e di noi pecore del suo gregge va letta con attenzione: non ha nulla di negativo, non è quella di un gregge che segue, passivamente, il pastore. Ci viene chiesto, anche in questo tempo, di conoscere il Pastore: a ciascuno di noi è chiesto di partecipare della vita stessa di Dio, pronti a diventare discepoli-missionari. Non ci è chiesto di stare dentro il gregge, cioè dentro il popolo di Dio come gregari ma piuttosto come persone pensanti, libere e consapevoli.

Questa pagina evangelica ci viene proposta oggi, nella festa liturgica di S. Carlo Borromeo che ha dato davvero la vita per il suo gregge: rinunciò infatti a rimanere a Roma dove voleva trattenerlo lo zio, papa Pio IV, tornando nella nostra diocesi per realizzare il Vangelo, quale buon pastore a servizio della sua gente, delle sue pecore.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: