La bellezza è negli occhi di chi contempla

s. Antonio da Padova

s. Antonio da Padova

 Lc 4, 14-16. 22-24

In quel tempo. Il Signore Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere.

 

 

Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano:
«Non è costui il figlio di Giuseppe?».

 

Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”».

 

Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria».

Neanche Gesù riesce a sfuggire al pregiudizio delle persone. La sua fama si diffonde e i suoi discorsi meravigliano tutti, ma gli abitanti di Nazaret si lasciano subito distrarre. Non pensano più alla profondità del suo messaggio, ma al suo passato, alle sue umili origini. Sembrano incapaci di poter andare oltre un superficiale giudizio.
Non sanno cosa si perdono, perché le sue sono parole di grazia.

Gesù ci insegna che le parole hanno un peso nella nostra vita, ancora di più oggi dove la “comunicazione” pare essere un aspetto centrale. Dai Suoi insegnamenti possiamo anche noi comprendere quali parole usare, quale tono, quali sono le occasioni per tacere ed ascoltare. 

Grazie, grazie infinite Signore. Più do spazio a Te nella mia vita, nella mia quotidianità, più mi accorgo che accanto a me vivono persone piene di Te. Nemmeno lo sanno, ma le parole che escono dalla loro bocca (o i loro silenzi) sono davvero piene di grazia e davvero toccano le corde più profonde del mio cuore. Proprio come è successo nella tua sinagoga in quel tempo. 

La vita ogni tanto mi sembra povera, spenta, sento il deserto avanzare. Questo mi spaventa e mi incupisce. Poi qualcuno inspiegabilmente mi si accosta nel cammino, entra (o rientra) in relazione come con me (penso a “me” come alla “Tua sinagoga” di quel tempo) e da dentro sento il mio cuore cambiare ritmo, il mio sguardo assumere lineamenti più dolci e il mio sentire rivivere. 

_ Sono capace di ascoltare davvero? O mi soffermo a dare giudizi sulle persone senza accogliere ciò che hanno da offrire?
_ La mia parola riesce a essere “di Grazia”? Riesco a comunicare in modo appropriato, parlando e tacendo nei momenti opportuni? Evito le polemiche e i pettegolezzi? Riesco ad apportare un contributo positivo?

Ti prego Signore di poter essere più simile a te nella tua gioventù, essere capace di esprimermi con delicatezza e di lasciare spazio allo Spirito Santo che già vive in me. Desidero assomigliarti in questo ed esprimere parole di grazia per essere tuo strumento. Per allietare la vita di chi mi sta intorno.

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