La bellezza è negli occhi di chi contempla

Mercoledì della settimana dopo la Dedicazione

Mercoledì della settimana dopo la Dedicazione

Mc 6, 7-13

In quel tempo. Il Signore Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri.

 

E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì.

 

Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».

 

Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

#nonSoli #sempreconloro #risultati #frutti 

I Dodici stanno per “uscire” ed è bello vedere l’affetto paterno e materno con cui Gesù si rivolge a loro. Ormai sono preparati, non sono soli, perché sono in due, non hanno bisogno di chissà quale attrezzatura: il Signore ha dato loro potere, lo stesso che lui mostrava di possedere coi suoi miracoli; insomma e soprattutto Lui è sempre con loro.

Al figlio che quella sera esce di casa per la prima volta da solo, i genitori fanno le ultime raccomandazioni e tra queste c’è sempre: se hai bisogno chiama e noi veniamo da te.
Questo succede anche per momenti più decisivi, come il matrimonio del figlio…. l’assicurazione è: se hai bisogno, noi ci siamo.
Se noi, che siamo uomini, siamo così vicini ai nostri figli, forse che il Signore non lo sarà?

Da ultimo, Gesù li prepara al fatto che non sempre la loro missione avrà esiti favorevoli. Quelli a cui daranno la loro testimonianza, sono persone libere di accogliere o no il vangelo: non tutti lo accoglieranno.
Siamo in un’epoca in cui ha acquistato un’importanza capitale il gradimento, l’approvazione, il “mi piace”, l’avere followers. L’essere accettati è una necessità emotiva; la sua frustrazione genera malattie psicologiche.
Scriveva il filosofo e teologo ebraico Martin Buber “Il successo non è uno dei nomi di Dio”.
Se la testimonianza che diamo non ha nessun risultato buono, non rimaniamo delusi. Noi siamo sempre tentati di guardare ai risultati, che derivano dalla bontà dei nostri piani, dei nostri mezzi; altra cosa sono i frutti: questi non dipendono solo da noi, ma sono nelle mani del Signore e arrivano come un dono.

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