La bellezza è negli occhi di chi contempla

“Le storie degli ultimi giorni” di Signorelli

“Le storie degli ultimi giorni” di Signorelli

I vangeli di Avvento di rito ambrosiano si soffermano sul tema dell’attesa di Cristo, collegando la sua venuta alle profezie dell’Antico Testamento. Il tema messianico è esplicito nel Vangelo della prima domenica (Matteo, 24), in cui il discorso di Cristo è escatologico, improntato sulla distruzione di Gerusalemme e della sua futura venuta. Il capitolo esorta a essere pronti e vigilare per il giorno del Giudizio.
Il racconto di Matteo è stato fonte di ispirazione per grandi artisti, uno tra tutti Luca Signorelli, pittore che studiò ad Arezzo nella bottega di Piero della Francesca e fu punto di riferimento per i “grandi” del Rinascimento, come Raffaello e Michelangelo: la Cappella di San Brizio ad Orvieto rappresenta proprio le “Storie degli ultimi giorni”.

Così dice Gesù: “Badate che nessuno vi inganni! Molti infatti verranno nel mio nome, dicendo: “Io sono il Cristo”, e trarranno molti in inganno.”

Signorelli interpreta queste parole con un’immagine precisa: il diavolo, corna sulle tempie e ali sul dorso, sussurra malvage parole nell’orecchio di una figura identica alla tradizionale iconografia del Cristo –caratterizzata dalla barba e lunghi capelli castani, come si vede nella Catacombe di Commodilla, nella raffigurazione bizantina del Cristo Pantocreatore, fino alle versioni medievali di Duccio e Giotto. L’Anticristo è mosso dal Diavolo come una marionetta: del tutto originale è la soluzione di Signorelli, che inserisce il braccio dell’uno nella veste dell’altro. Tutto intorno, grazie all’orazione persuasiva del falso Messia, ai suoi piedi si accumulano tesori e dilaga la corruzione: morti violente, furti e una donna sulla sinistra si appresta a ricevere denari da un uomo riccamente vestito.

Spiccano sulla destra in secondo piano un gruppo compatto di uomini che, leggendo le Scritture, si raduna in preghiera riconoscendo le parole mendaci del falso Cristo e compare, sullo sfondo, il tempio di Gerusalemme subito prima della sua distruzione. Signorelli chiude la scena, in alto a sinistra, con l’epilogo della storia: l’Arcangelo Michele, brandendo la spada e puntellato da decorazioni dorate, sconfigge l’Anticristo e tutti i suoi sostenitori colpendoli con raggi (laser?) infuocati. Subito sotto, due spettatori dall’aria attenta, vestiti di nero: sono l’autoritratto dell’artista (in primo piano) e Beato Angelico.

Guardando quest’opera mi è venuto naturale chiedermi come fare a riconoscere un ipotetico anticristo nel mondo di oggi… ho cercato risposta nelle fonti autorevoli, e ho trovato questo testo che, tutto sommato, anche dopo Cinquecento anni reincarna lo spirito dell’affresco di Signorelli. La citazione è di Immanuel Kant, all’interno dell’enciclica Spe salvi di Benedetto XVI (2007):
“Se il cristianesimo un giorno dovesse arrivare a non essere più degno di amore […] allora il pensiero dominante degli uomini dovrebbe diventare quello di un rifiuto e di un’opposizione contro di esso; e l’anticristo […] inaugurerebbe il suo, pur breve, regime (fondato presumibilmente sulla paura e sull’egoismo)”.

Arianna

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