La bellezza è negli occhi di chi contempla

La predica di San Pietro (di Masolino)

La predica di San Pietro (di Masolino)

Nel Rito Ambrosiano i cinquanta giorni che seguono la domenica di Resurrezione fino alla solennità di Pentecoste si celebrano nell’esultanza e nella gioia come un solo giorno di festa, anzi come “la grande domenica”: le letture descrivono la presenza del Cristo Risorto tra gli Apostoli e iniziano a spostare l’attenzione sulle prime comunità cristiane, che si formeranno in seguito alla discesa dello Spirito Santo durante la Pentecoste, grazie alla predicazione dei dodici.

Per questo motivo propongo l’analisi di un singolo affresco – La predica di Pietro – parte di un ciclo più grande, conservato presso la Chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze: dipinta da Masolino e Masaccio tra il 1424 e il 1427, la Cappella Brancacci è una meta imprescindibile per tutti gli amanti d’arte che visitano il capoluogo toscano.

Non starò a soffermarmi a lungo sulla portata rivoluzionaria del linguaggio di Masaccio: basta confrontare gli affreschi di questa scena, realizzata da un Masolino che si adegua allo stile del suo – più giovane – collaboratore, con gli affreschi del Battistero di Castiglione Olona a Varese, sempre di Masolino e di poco successivi a livello temporale, ma sicuramente meno moderni nel linguaggio (e che puoi vedere qui): se nel battistero le figure sono allungate, esili e raffinate, i personaggi della Brancacci sono ben diversi e stupiscono lo spettatore con la loro tridimensionalità e la loro solidità.

La scena rappresentata è tratta dagli Atti degli Apostoli (Atti 2:14-42) e si colloca subito dopo la Pentecoste: “Ma Pietro, levatosi in piedi con gli undici, alzò la voce e parlò loro così:
Uomini di Giudea, e voi tutti che abitate in Gerusalemme, vi sia noto questo e ascoltate attentamente le mie parole (..): Avverrà negli ultimi giorni -dice Dio- che io spanderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri giovani avranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni (..). Il sole sarà mutato in tenebre e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno del Signore. E avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato.”

Nell’affresco Pietro non è circondato dagli undici, ma è solo, per sottolineare il suo primato rispetto agli altri apostoli; il suo sguardo è intenso e il suo gesto deciso ed eloquente. Nelle opere d’arte è sempre interessante soffermarsi sulla “folla” e analizzare le diverse reazioni di fronte a un evento o a un discorso (pensate ai volti degli apostoli nel Cenacolo di Leonardo, da poco raccontato): anche in questo caso la platea è ricchissima di personaggi, che reagiscono alle parole di Pietro in modo diverso.

I frati carmelitani sulla destra (probabilmente ritratti dal vero), così come la monaca seduta in centro, ascoltano assorti la predica; sullo sfondo un gruppo di personaggi sembrano non rivolgere lo sguardo a Pietro, ma al cielo, seguendo la direzione della sua mano. Di una donna (tra i due frati) vediamo solo gli occhi: sono forse spaventati dalla forza di questa predica, dalle immagini apocalittiche? Ma, nonostante ciò, qualcuno si è addormentato, come l’uomo dalla tunica rossa o la donna poco dietro.

E noi, duemila anni dopo, ascoltando le parole dei successori di Pietro ogni domenica a messa, come ci collochiamo nell’assemblea? Ascoltiamo attenti, alziamo gli occhi al cielo, oppure ci addormentiamo?
Ricordiamoci di questi personaggi la prossima domenica, quando saremo seduti sulle panche e guarderemo verso l’ambone…

Arianna

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