La bellezza è negli occhi di chi contempla

Gli altri cessano di essere estranei

Gli altri cessano di essere estranei

LS n 150-151
150.
Data l’interrelazione tra gli spazi urbani e il comportamento umano, coloro che progettano edifici, quartieri, spazi pubblici e città, hanno bisogno del contributo di diverse discipline che permettano di comprendere i processi, il simbolismo e i comportamenti delle persone. Non basta la ricerca della bellezza nel progetto, perché ha ancora più valore servire un altro tipo di bellezza: la qualità della vita delle persone, la loro armonia con l’ambiente, l’incontro e l’aiuto reciproco.
Anche per questo è tanto importante che il punto di vista degli abitanti del luogo contribuisca sempre all’analisi della pianificazione urbanistica.

 

151.
È necessario curare gli spazi pubblici, i quadri prospettici e i punti di riferimento urbani che accrescono il nostro senso di appartenenza, la nostra sensazione di radicamento, il nostro “sentirci a casa” all’interno della città che ci contiene e ci unisce.

 

È importante che le diverse parti di una città siano ben integrate e che gli abitanti possano avere una visione d’insieme invece di rinchiudersi in un quartiere, rinunciando a vivere la città intera come uno spazio proprio condiviso con gli altri. Ogni intervento nel paesaggio urbano o rurale dovrebbe considerare come i diversi elementi del luogo formino un tutto che è percepito dagli abitanti come un quadro coerente con la sua ricchezza di significati. In tal modo gli altri cessano di essere estranei e li si può percepire come parte di un “noi” che costruiamo insieme.

 

Per questa stessa ragione, sia nell’ambiente urbano sia in quello rurale, è opportuno preservare alcuni spazi nei quali si evitino interventi umani che li modifichino continuamente.

 

La natura è meravigliosa in se stessa e ha la capacità di suscitare pensieri e sentimenti nell’uomo che la contempla.

C’è però una dimensione ulteriore che caratterizza l’intrecciarsi della natura e degli spazi costruiti dall’uomo: paesi, quartieri, piazze, case. In questa dimensione lo spazio si intreccia con il tempo e lo popola di senso. Nello spazio vissuto e costruito, ritroviamo il tempo passato, i nostri ricordi, la nostra identità così come lì proiettiamo il tempo futuro i nostri progetti e i nostri sogni.

In un paese relativamente piccolo come il nostro questo è ancora più vero: la storia dello spazio si intreccia con la storia delle persone e della
comunità. Pensiamo alla piazza della chiesa che è stata teatro di momenti solenni così come di sfide a palle di neve da bambini, al cortile dell’asilo dove un piccolo dosso da bambini sembrava una montagna, alle strade nei campi, un posto di esplorazione da ragazzi, ora luogo di passeggiate in famiglia.

Se si guarda con questa coscienza al futuro, progettare gli spazi è il modo di progettare il nostro domani e il nostro modo di stare insieme. In
un paese così come nella propria casa.

Martino Incarbone ed Elena Romualdi

Ecco la preghiera che ci accompagna ogni venerdì, affidataci da Papa Francesco nel maggio dello scorso anno, quando ha indetto un anno speciale ai 5 anni della pubblicazione dell’Enciclica Laudato Si’.

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