“Guardai, ma non c’era nessuno, tra costoro proprio nessuno, capace di consigliare, nessuno da interrogare per avere una risposta” (Isaia 41,28).
In questo tempo di sfrenato individualismo, in cui l’”io” impera e il “noi”, gli altri, si concepiscono solo in funzione di sé stessi (soprattutto se si chiede un favore, una raccomandazione, una spintarella!), non c’è più spazio per chiedere o dare consigli.
Anche “il padre” è morto; non può più consigliare il figlio che sa già tutto perché è “informatizzato”. In politica, poi, ci sono tanti consiglieri, scelti su misura per blandire il capo mentre “dove manca una guida sicura, il popolo va in rovina” (Proverbi 11,14).
Molte persone attendono un buon consiglio. Lo cercano perché il loro cuore è in affanno. Vorrebbero avere vicino un amico a cui confidare le loro angosce e non lo trovano. Hanno dentro di loro la morte, tutto appare loro triste e faticoso, eppure cercano risposte profonde. Hanno desideri da confessare, ricercano la felicità, sono dominati dal senso di colpa o dal sogno. Talvolta bastano occhi per vedere queste tristezze, un cuore limpido per comprenderle: sarà un adulto maturo, una compagna di studi, un medico, il professore che incanta con le sue lezioni, un prete a cui poter chiedere aiuto per un consiglio quando la forza interiore si esaurisce.
L’assenza di veri sapienti e di veri maestri dell’anima ha sfilacciato oggi il rapporto tra chi avrebbe bisogno di un consiglio e chi lo potrebbe dare. Chi tenta di avvicinare colui che è in pena talvolta rischia di essere respinto con immediatezza brutale, anche i figli ricusano la guida seria e autorevole dei genitori.
Il “consiglio”, che è considerato un dono dello Spirito Santo, ritorni ad essere ricercato con umiltà e semplicità presso chi sa consigliare con intelligenza e sincerità, perché solo gli sciocchi non accettano consigli, i saggi li cercano.
Edoardo


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