La bellezza è negli occhi di chi contempla

san Daniele Comboni

san Daniele Comboni

 Mt 18, 23-35

Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non
volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.

 

 

Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello”.

#infinito #andareoltre #perdono 

Poco prima, alla domanda di Pietro: “Quante volte devo perdonare?”, Gesù risponde: “Settanta volte sette”, un’espressione che significa infinito. E come fare?
Con questa parabola Gesù è molto chiaro su questo: in modo completo e gratuito, come il Signore dona il perdono. Bisogna andare oltre la logica umana del dare-avere, perché l’amore vero, dato e ricevuto, significa andare oltre le nostre ferite, anche quelle inflitte dagli altri, per renderle fessure di luce.

Perdonare il fratello, avvicinarvisi per donare amore e pronti anche a riceverne anche di gratuito da lui, significa avere uno sguardo che va oltre il nostro semplice “stare bene” per vivere la vita in modo, magari un po’ più faticoso (perché fare questi passi è difficile, nessuno lo nega, e chissà quante volte non riusciremo a vivere una relazione del genere con gli altri), ma di certo, che apre il cuore e lo riempie, e permette di incontrare l’altro in modo vero.

Il re della parabola condona al primo servo tantissimi debiti, così come il Signore è disposto a perdonarci tutto e sempre. A quest’uomo è chiesto di condonare un debito molto più piccolo. Come a dire che Gesù sa della nostra fragilità e limitatezza umana, lo sa quanto è difficile andare oltre queste famose ferite. Ma si può partire dalle cose più piccole, e già da queste imparare ad imitare lo sguardo d’amore e il perdono di Dio con chi ci è accanto.

Il desiderio di Dio sugli uomini credo possa assomigliare a questo: accogliere il suo amore e moltiplicarlo nel modo, coi fratelli.

 

Ecco, com’è bello e com’è dolce
che i fratelli vivano insieme!
È come olio prezioso versato sul capo,
che scende sulla barba, la barba di Aronne,
che scende sull’orlo della sua veste.
È come la rugiada dell’Ermon,
che scende sui monti di Sion.
Perché là il Signore manda la benedizione,
la vita per sempre.

Salmo 133

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