La bellezza è negli occhi di chi contempla

s. Pio da Pietralcina

s. Pio da Pietralcina

 Lc 19, 11-27

In quel tempo. Mentre stavano ad ascoltare queste cose, il Signore Gesù disse ancora una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. 

Disse dunque:

 

 

«Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”.
Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”.

 

Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”.

 

Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”.

 

 

Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».

#accoglienza #talenti #averfiducia #ricompensasproporzionata 

A partire dagli anni ’60 fino al 1986 a Olginate, in Brianza, Silvio e Albertina Barbieri hanno dato vita all’esperienza di Casa Alber, dando ospitalità nel corso degli anni a 121 ragazzi che sono stati via via affidati a loro. Hanno inventato una esperienza di accoglienza profetica e del tutto innovativa per quegli anni, offrendo il clima accogliente di una famiglia.
I Barbieri hanno riconosciuto e messo a frutto i loro talenti, si sono lanciati, hanno considerato più il bisogno dei ragazzi che i loro timori di sbagliare.

A volte davanti alla possibilità di fare qualcosa di buono ci fermiamo a considerare cosa sarebbe meglio, se ci sono aspetti negativi, se saremo capaci di portare a termine l’impresa, quali conseguenze ci possono essere e, in mezzo a questi dubbi, restiamo fermi e non facciamo niente.

Come l’ultimo servo della parabola di Gesù: nel dubbio ha nascosto la sua moneta nascosta nel fazzoletto, anziché aver fiducia nelle proprie capacità e nel suo signore.
E sì che il signore della parabola non si è risparmiato: la ricompensa che consegna ai servi è chiaramente sproporzionata rispetto a quanto hanno compiuto.
Per quanto piccolo, il nostro impegno è accolto dal Signore con una generosità immensa, che dipende da quanto ci ama, non da meriti che possiamo vantare davanti a Lui.
A Lui basta l’impegno, a noi resta la generosità del suo amore.

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