La bellezza è negli occhi di chi contempla

s. Marcellina

s. Marcellina

Lc 9, 37-45

Quando furono discesi dal monte, una grande folla venne incontro al Signore Gesù.

 

A un tratto, dalla folla un uomo si mise a gridare: «Maestro, ti prego, volgi lo sguardo a mio figlio, perché è l’unico che ho! Ecco, uno spirito lo afferra e improvvisamente si mette a gridare, lo scuote, provocandogli bava alla bocca, se ne allontana a stento e lo lascia sfinito. Ho pregato i tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti».

 

 

Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa, fino a quando sarò con voi e vi sopporterò? Conduci qui tuo figlio». Mentre questi si avvicinava, il demonio lo gettò a terra scuotendolo con convulsioni.

 

Gesù minacciò lo spirito impuro, guarì il fanciullo e lo consegnò a suo padre.

 

E tutti restavano stupiti di fronte alla grandezza di Dio.

 

 

Mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

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La scesa dal monte, immagine ricorrente che per connessioni mentali ci riconduce “alle cose del Padre”, “alle cose della Terra” e al ponte che vi è tra di esse. Ponte, non confine. Le cose del Padre sono fatte di Cielo, di trasparenza e limpidezza. Sono fatte di silenzio in cui vi è possibilità di accoglimento e ascolto. 

E poi vi sono le cose della Terra, che scendendo dal monte, si affacciano con prepotenza su Gesù.

La vita del cristiano è fatta di entrambi gli aspetti: contemplazione e quotidianità. Dalla prima ci alimentiamo per affrontare la seconda.

Come facciamo noi normalmente, con irruenza, disordine e avventatezza, pretendiamo che la Salvezza ci venga attribuita quasi come fosse cosa dovuta, come fa questo padre, preoccupato per il figlio. Senza pensare che accoglienza è tutt’altro. Senza pensare che Gesù è una persona. Senza pensare che la misura della vita non è presa dal nostro metro, ma da un giudizio più grande. 

Nonostante ciò Gesù, pare con durezza in queste righe, ci prende a cuore. Con fermezza scaccia lo spirito impuro e mette ordine laddove sembrava persa la speranza. Ascoltandolo, ci salva dai nostri demoni, dalle nostre debolezze, dipendenze, insicurezze e paure.

 

Quali sono i luoghi dove posso rigenerarmi nell’incontro con Lui? Come custodisco questi incontri tornando nella quotidianità?

Gesù non solo ci prende a cuore, ma dona la Sua Vita, come ci annuncia durante la trasfigurazione e poi in questo brano che la segue. Accolgo veramente il messaggio della Salvezza?

La Tenda

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