Lc 10, 8-12
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai settantadue discepoli: «Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”.
Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
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Ancora una volta Gesù manifesta la propria fiducia nei “suoi”, inviandoli a preparare la gente al Suo arrivo; l’annuncio che loro devono portare è chiaro e conciso: “E’ vicino a voi il regno di Dio”. Come stanno insieme queste due cose, ovvero il Regno di Dio e l’arrivo di Gesù? Stanno insieme perché coincidono!
Gesù è il Regno di Dio, è la Giustizia, è il compimento della promessa, è il superamento della Legge…
Gesù è la risposta alle attese dell’uomo di ogni tempo, anche del nostro, e annunciarlo è compito di tutti coloro che lo hanno incontrato e ricevuto attraverso i Sacramenti, quindi di ciascuno di noi…. Tutta la storia ha bisogno di essere preparata ad accoglierlo e questa lettura spalanca gli orizzonti, comprende tutta l’umanità, nessuno escluso.
Il numero di quei primi missionari, settantadue, indica infatti una totalità, non una piccola rappresentanza: e a noi dice di essere inviati esattamente allo stesso modo, anzi di avere una responsabilità e una conferma grande data dallo Spirito che abbiamo ricevuto! Non possiamo tacere, non possiamo essere indifferenti, non possiamo non testimoniare la preferenza che ci ha raggiunto…ma non per fare proselitismo o crederci superiori, anzi!
Dobbiamo attenerci alle indicazioni che Gesù ha dato agli inviati del suo tempo riguardo il portare con sé cibo, vestiti, non cedere a tentazioni di successo e approvazione, non cedere alla tentazione del potere anziché di annuncio puro e autentico…Per noi assumono connotazioni differenti, ma possiamo riassumere tutto in un concetto semplice: fissare lo sguardo su Gesù, innestarci in Lui, fare esperienza del suo amore ci mette nella posizione giusta per portarlo al mondo, diventare le sue braccia, le sue gambe, la sua voce.
Visto così, anche lo scuotere la polvere dalle calzature laddove non si è accolti non è un segno di disprezzo, mi pare di poterlo leggere piuttosto come una rinuncia ad insistere davanti alla libertà dell’altro, può starci oppure no, può rifiutare, può non essere pronto; ci penserà la Misericordia di Dio, che conosce strade impensabili, a cercare l’uomo, ancora, ancora e ancora.


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