La bellezza è negli occhi di chi contempla

s. Antonio da Padova

s. Antonio da Padova

Lc 5, 12-16

In quel tempo. Mentre il Signore Gesù si trovava in una città, ecco, un uomo coperto di lebbra lo vide e gli si gettò dinanzi, pregandolo: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». Gesù tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii purificato!». E immediatamente la lebbra scomparve da lui.

 

 

Gli ordinò di non dirlo a nessuno: «Va’ invece a mostrarti al sacerdote e fa’ l’offerta per la tua purificazione, come Mosè ha prescritto, a testimonianza per loro».

 

Di lui si parlava sempre di più, e folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro malattie. Ma egli si ritirava in luoghi deserti a pregare.

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Ammiro quest’uomo che si getta davanti a Gesù.
Forse potremmo pensare che fosse spinto dalla sua malattia, da un’emarginazione vissuta fino a quel momento eppure ha coraggio di mostrarsi, ha l’umiltà di mettersi ai piedi di Gesù e tenta il tutto e per tutto.

Gesù, lo guarisce, addirittura lo tocca, cosa che a quel tempo era decisamente fuori luogo per un malato di lebbra.

Ma Gesù ci sorprende sempre con questi suoi gesti che per noi sono invece poco abituali e a cui noi dobbiamo spesso far precedere delle grandi pensate: sarà il caso, non sarà il caso, cosa succederà, quali sono le conseguenze…
Gesù agisce perché l’amore lo spinge.
Noi pensiamo perché teniamo forse più al nostro tornaconto che ad altro.

Quante volte il mio andare incontro all’altro è completamente gratuito?
Sappiamo dare un nome alle nostre malattie, abbiamo il coraggio di chiedere a Dio di guarirci, ne vogliamo davvero venire fuori?
Oppure le vediamo, ma in un certo senso ci stiamo dentro e ci va bene così?

Le folle lo cercavano per essere guarite, ma Lui si ritira in disparte e prega. Si ritira con il Padre, da cui trae la forza per stare nel mondo.

Quante volte a noi capita di dire, prima di fare questo o quello, prima di prendere una decisione, prima di proporre qualcosa o di far valere il nostro pensiero: é davvero ciò che
ci viene chiesto dal Padre, é davvero la cosa migliore in questo momento?
Non so, se penso a me, mi ritrovo a volte ad agire, troppo velocemente, arrivo sempre un po’ dopo a pensare di portare le mie domande in preghiera per poter agire poi al meglio. E dall’altra parte ricordo scelte importanti fatte invece dopo averci pregato su, e sono quelle che ricordo con più serenità.

Credo davvero che solo stando con Dio possiamo imparare ad agire e Amare come Lui, non c’è altra soluzione.

Signore Gesù sostieni la mia fragile fede, insegnami a stare con Te, ad interpellarti, per orientare la mia vita, a guardare in faccia le mie malattie e chiederti aiuto.
Svelami ancora il Padre, senza stancarti, aiutami ad accogliere lo Spirito consolatore che ci dona la fantasia di stare nel mondo e di andare incontro all’altro senza troppi pensieri e grazie al Tuo esempio.

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