La bellezza è negli occhi di chi contempla

Respeitar a floresta, Replantar a floresta. L’Amazzonia e i suoi popoli ci guardano attraverso Salgado

Respeitar a floresta, Replantar a floresta. L’Amazzonia e i suoi popoli ci guardano attraverso Salgado

Si è conclusa il 19 novembre AMAZÔNIA, la mostra fotografica di Sebastião Salgado alla Fabbrica del Vapore di Milano. Una piccola delegazione tutta femminile di Pachamama è stata a visitarla e non possiamo non condividere l’esperienza. Dedicata alle fotografie sulla foresta Amazzonica, la rassegna è curata dalla compagna Lélia Wanick Salgado. Il fotografo ha intrapreso diversi viaggi nell’arco di sette anni, per cogliere attraverso la sua arte la ricchezza della foresta amazzonica brasiliana e i modi di vita dei popoli indigeni. Negli spazi della Fabbrica sono state esposte oltre duecento fotografie, creando un’immersione totale nella foresta amazzonica e invitandoci a riflettere sulla necessità di proteggerla.

I temi proposti sono due: da un lato quello naturalistico, con molti scatti dedicati a vedute aeree, alberi, nuvole, fiumi di terra e fiumi di cielo, animali e montagne. Dall’altro, lo sguardo è rivolto a 12 popoli indigeni che abitano la foresta, raccontati attraverso ritratti e scene di vita quotidiana, oltre che un’interessante proiezione di interviste ad alcuni carismatici capi e rappresentanti delle comunità, che portano riflessioni e provocazioni politiche rispetto alla tutela della foresta e dei suoi abitanti, messa particolarmente a rischio negli ultimi anni con il precedente governo Bolsonaro.

La parte di racconto dei popoli è forse la più intensa, non tanto da un punto di vista artistico, ma come stimolo in forma riflessiva e auto-riflessiva.
Quello che Salgado è riuscito a ricreare non è uno spazio per soddisfare curiosità antropologiche fini a sé stesse – se non addirittura coloniali e voyeuristiche -, ma una finestra su un mondo lontano di cui riusciamo ad apprezzare soprattutto la saggezza e l’efficacia di alcune scelte culturali e politiche molto avanguardistiche e radicali nella risposta ai problemi attuali di salvaguardia della biodiversità naturale (e quindi umana); tutto con una grande consapevolezza rispetto al loro posizionamento in un contesto globale e di politica nazionale e internazionale.

E per questo la finestra aperta da Salgado diventa sia uno specchio in cui riflettere la nostra immagine e la nostra identità di esseri umani nel qui ed ora del nostro contesto (che è sì lontano e altro, ma è comunque un pezzo della stessa Terra), sia una finestra da cui invece che guardare siamo guardati: la forza e la consapevolezza dei protagonisti in quelle foto ci guarda, e ci interroga. Ci chiede conto del nostro agire e della consapevolezza con cui abitiamo le nostre vite.

La sensazione è quella di uscire da una mostra in cui abbiamo guardato e visto molto, ma siamo stati a nostra volta visti e guardati.
E interrogati. Non è possibile restituire totalmente la bellezza dell’Arte attraverso le parole senza che ne venga fatta esperienza diretta. Queste righe allora possono essere occasione di incuriosire rispetto ad un mondo la cui sopravvivenza è condizione necessaria alla sopravvivenza di tutto il pianeta, partendo, a questo punto, dall’andare a scoprire il progetto Instituto Terra, con il quale dal 1998, Salgado e sua moglie fanno la cosa più semplice e preziosa di tutte: riforestare.

Guardare per credere: https://institutoterra.org/ , magari ascoltando Gilberto Gil, che con la sua Refloresta ha messo in musica questo meraviglioso atto di cura (il video è imperdibile!).
Affinché la vita e la natura possano sottrarsi a ulteriori episodi di distruzione e depredazione, spetta a ogni singolo essere umano del pianeta prendere parte alla sua tutela”. Sebastião Salgado

Rossella, Comunità Pachamama

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