La bellezza è negli occhi di chi contempla

Quarta Domenica di Pasqua

Quarta Domenica di Pasqua

 Gv 10, 27-30
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai Giudei:
«Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre.
Io e il Padre siamo una cosa sola».

#ascolto #donarelavita #nessunoperduto #mano/abbraccio 

Pochi versetti ma molto ricchi, come il resto dei brani che oggi la Liturgia ci offre. 

Prima cosa che sempre devo ricordare è che la fede nasce dall’ascolto e non immediatamente dalla vista, come è chiaro se imparassi dallo Shema Israel dei fratelli ebrei (“Ascolta, Israele!”).  Io ascolto la voce di Dio, medito la Sua Parola, è viva e vera per la mia vita?

Me la ricordano ogni tanto alcuni cari studenti l’importanza dell’ascolto: con alcuni di loro c’è davvero un rapporto di crescita e fiducia e sottolineano loro stessi -quando “li rimprovero”- che in realtà loro mi conoscono e mi ascoltano. (non preoccupatevi, stiamo parlando di una rarità preziosa!). Sanno evidentemente che voglio loro bene, sono lì per loro e anche io cerco di ascoltarli nel profondo per conoscerli….. perchè davvero anche loro non si perdano, ma vivano al meglio delle loro possibilità, non sprechino i loro talenti e rimangano su una buona via della vita!

Mi ricordano le esportazioni di Paolo a Timoteo: “Dèdicati alla lettura, all’esortazione e all’insegnamento. Non trascurare il dono che è in te e che ti è stato conferito, mediante una parola profetica, con l’imposizione delle mani da parte dei presbìteri. Abbi cura di queste cose, dèdicati ad esse interamente, perché tutti vedano il tuo progresso. Vigila su te stesso e sul tuo insegnamento e sii perseverante: così facendo, salverai te stesso e quelli che ti ascoltano.” (1Tm 4, 12-16)

Serve prima di tutto per me, per ciascuno di noi: avere cura della nostra interiorità, scoprire e coltivare il dono che abbiamo ricevuto e metterlo a frutto, vigilare su noi stessi, essere perseveranti e non lasciarci scoraggiare dalle prove della vita, dedicarci alla lettura di buone parole che ci formino (non solo telegiornali, social, discussioni da talk)

La salvezza sta nel ricevere il Dono che il Padre ci ha regalato e condividerlo. In realtà è la mano dell’altro che si stringe in un abbraccio a salvarci per davvero, Chiunque esso sia! (cliccate per una piccola scena molto bella e un pizzico divertente)

Poi il Vangelo di oggi vuole ricordarci esattamente questo insegnamento: come Gesù si è donato a noi nella Pasqua, così anche noi dobbiamo donare la vita. A noi forse non è chiesta la croce, ma lo spenderci con competenza e onestà nella nostra professione, amando le persone che ci sono accanto in famiglia, partecipando alla comunità sociale e politica, mettendoci a disposizione nel servizio della comunità cristiana, avendo cura e volendo bene ai fratelli e sorelle che incontriamo ogni giorno.

In questo modo anche noi saremo “una cosa sola” con Cristo, formeremo quell’unico Suo Corpo, allo stesso modo in cui anche Lui è unito al Padre nello Spirito. Solo questo ci salva: l’Amore che ci unisce, che ci fa donare la vita con gusto e passione!

 

Oggi concludo con le parole del salmo, che faccio mie, perché vive e vere anche per me:

Signore, mio Dio,
a te ho gridato e mi hai guarito.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere
perché non scendessi nella fossa. 

«Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!».
Hai mutato il mio lamento in danza,
Signore, mio Dio,
ti renderò grazie per sempre. (sal 29)

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