Il recente viaggio in Campania di Leone XXIII ha riportato all’attenzione di molti canali di informazione quella che è ormai da molto tempo definita “
la Terra dei Fuochi“: a causa di una gestione dei
rifiuti scellerata e di un livello di inquinamento altissimo, gli abitanti di queste terre comprese tra Napoli e Caserta hanno terribili problemi di
salute, con un’incidenza anomala di tumori, specialmente ad Acerra che risulta essere tra i territori più colpiti.
Secondo il Registro Tumori della Campania, in queste zone si registrano aumenti significativi di diverse forme tumorali, sia negli uomini che nelle donne. Ad Acerra, in particolare tra le donne cresce soprattutto l’incidenza del tumore al seno, mentre in alcuni quartieri di Napoli, come Bagnoli, Soccavo, San Giovanni e Ponticelli, sono in crescita soprattutto i tumori polmonari e malattie associate all’esposizione a sostanze tossiche.
A rendere tutto ancora più doloroso è il fatto che il fenomeno riguarda anche e soprattutto i più giovani: tra bambini e adolescenti continuano a registrarsi casi di leucemie, linfomi e altre patologie oncologiche.
Ma a cosa sono dovuti questi problemi sanitari così drammatici? La causa è che da oltre 30 anni in queste terre sono all’ordine del giorno roghi tossici, smaltimento illegale di rifiuti industriali, terreni contaminati e falde inquinate. La Terra dei Fuochi diventa quindi il simbolo di un territorio sacrificato agli interessi economici e all’illegalità, con conseguenze pesantissime sulla salute delle persone e sull’ambiente.
È proprio dentro questa situazione di sofferenza che si inserisce la visita di Papa Leone XIV ad Acerra. La visita, inizialmente programmata da Papa Francesco, che aveva dovuto rimandare e poi cancellare a causa della pandemia di Covid-19, ha voluto riportare attenzione non solo sul disastro ambientale, ma soprattutto sul dolore di intere comunità che da tempo chiedono verità, giustizia e tutela della vita.
Il Papa è stato accolto da numerosi fedeli e dal
Vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, che ha detto
“Io sono un pastore convertito: convertito all’ecologia integrale. Sono stato cambiato dalla mia gente, dalle sofferenze e dai lutti che hanno vissuto per il dramma dell’inquinamento ambientale: l’interramento dei rifiuti nocivi, i roghi tossici, i fumi alla diossina, le malattie, le morti.”
Papa Leone ha spronato i fedeli e i cittadini che lo attendevano a essere promotori dal basso di una rivoluzione pacifica, che rimette al centro il bene dell’ambiente e la salute delle persone, soppiattando i meri interessi economici. Si è poi chiesto se mai potranno queste terre rivivere, e ancora una volta ha invitato le tante persone accorse a essere loro stessi la risposta: una comunità unita, nelle fede e nell’impegno, potrà portare la vita a moltiplicarsi.
Ha poi concluso ricordando che l’obiettivo di tutti deve essere: “Lasciare un mondo migliore ai nostri figli, ricordando di vigilare sulla salute del creato come si vigila sulla porta di casa”.
Le parole di Papa Leone richiamano naturalmente il messaggio della Laudato si’, in cui Papa Francesco ricorda che non può esistere una vera cura dell’uomo senza una cura del creato. La tragedia della Terra dei Fuochi mostra infatti quanto il degrado ambientale finisca sempre per colpire soprattutto i più fragili. Per questo la custodia della terra, dell’aria e dell’acqua non è soltanto una questione ecologica, ma anche un dovere cristiano verso le generazioni future.
Francesca Mapelli
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