La bellezza è negli occhi di chi contempla

Nozze di Cana

Nozze di Cana

Marco d’Oggiono (1570 circa – 1524 circa)
1519-1522
Affresco trasportato su tela
Immagine da Wikipedia

Il miracolo di Cana è il primo dei sette “segni” narrati da Giovanni nella prima parte del suo Vangelo: è il segno “archetipico”, quello che racchiude in sé il significato stesso della predicazione di Cristo, ovvero il compimento dell’alleanza – il “matrimonio” –  tra Dio e Israele, rappresentato dalla trasformazione dell’acqua in vino. Protagonista della scena, oltre a Gesù, è sua madre: grazie a lei Cristo è sollecitato al compimento dell’azione. 

 

Nella raffigurazione di Marco d’Oggiono, allievo di Leonardo, Gesù e Maria occupano il lato sinistro della lunga tavolata: i volti fermi e i gesti eloquenti, derivati dal cenacolo leonardesco di Santa Maria delle Grazie, riprendono il dialogo tra madre e figlio narrato nel Vangelo; i servi, con movimenti dinamici, portano la tramutata acqua in vino all’interno delle giare di pietra, altro dettaglio fedele al brano di Giovanni. In questa opera tarda dell’artista, oltre al debito verso Leonardo nella rappresentazione dei “moti” dell’animo, sono presenti anche elementi tipici del suo linguaggio, come la spiccata teatralità e la forza nell’uso del colore. 

 

La lunetta, oggi conservata alla Pinacoteca del Castello Sforzesco di Milano, è un affresco staccato proveniente dalla cappella dell’Assunta della Chiesa di Santa Maria della Pace. Costruito su committenza sforzesca alla fine del Quattrocento, il convento era legato al beato Amadeo da Silva, la cui predicazione era particolarmente incentrata su tematiche mariane, elemento che si riflette marcatamente anche nella decorazione pittorica dell’edificio, che era affrescato con numerose scene della vita di Maria.

Info su Marco d'Oggiono

 

 

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