Marco 12, 38-44
Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
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Il Vangelo di oggi ci mostra ancora una volta Gesù che va controcorrente, talmente libero di andare oltre gli schemi sociali tipici del suo tempo. Invita anche noi a non lasciarsi trarre in inganno dalle apparenze: non basta mostrarsi religiosi per poter dirsi cristiani.
Gli scribi si affrettano a sembrare agli occhi della gente come i più assidui frequentatori del Tempio e non perdono occasione di porsi al centro dell’attenzione. È una tentazione che può prendere anche noi, tant’è che don Tonino Bello denunciava che: «Noi siamo bravi consumatori di sacro, ma scarsi protagonisti di santità».
Il forte rischio è quello di diventare autoreferenziali, di porre al centro della scena solo noi stessi, mettendo in disparte, addirittura sullo sfondo, il vero protagonista della salvezza che è Gesù.
Il pericolo è di utilizzare l’esperienza religiosa come l’ennesimo tentativo di esercitare un potere nei confronti di coloro che ci circondano. Gesù ci mette in guardia da tutto ciò e ci esorta a vivere la relazione con Lui come la massima espressione di servizio al prossimo.
Per poter fare ciò è necessario lasciarsi plasmare dalla Sua volontà fondando la nostra vita sulla totale disponibilità e umiltà, come esemplificato dalla vedova che passa inosservata dagli uomini, ma su cui pone lo sguardo Gesù.
La nostra vita si gioca proprio qui: superare il nostro egocentrismo che si fonda sul paradigma del successo presso gli uomini, per vivere una dinamica di compimento con al centro una relazione vera con Gesù, che ci invita all’uscita da noi stessi, ad un’estasi che è incardinata sull’amare e sul donarsi.
Nella giornata di oggi lasciamoci guidare da una riflessione di Don Fabio Rosini: “Lascia che le cose partano da Dio. Non assolutizzare i tuoi pensieri, non assolutizzare la tua visione. […] Lascia che il Signore ti sorprenda”.
Un invito a mettere tutto nelle mani di un Dio che ha a cuore il nostro bene al di là di ogni apprezzamento e successo presso gli uomini. Un Signore che non si limita ad amare per finta, ma che invece si è donato per noi. A noi di riconoscerlo nella nostra storia.


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