La bellezza è negli occhi di chi contempla

La vera bellezza della Chiesa

La vera bellezza della Chiesa

Terzo appuntamento speciale del mese dedicato aii racconti dei giovani bareggesi impegnati nel periodo estivo in esperienze missionarie
 
 
“La gioia è missionaria, la gioia non è per se stessi è per portarla agli altri”.
Inizia così il mio viaggio o, per meglio dire, la mia missione.
Inizia alla Gmg di Lisbona, inizia con il gruppo di ragazzi del mio oratorio che conosco da una vita.
Inizia in Portogallo, perché nulla mi poteva preparare alla forza travolgente che tutti quei giovani mi avrebbero lasciato.
A come mi hanno preparato il cuore all’incontro, alla fatica alla vera gioia di chi prima di tutto si sente amato da Dio. 
 
La mia missione però non si conclude li, ma continua a 8656 km da casa, in un posto in cui non sapevo la lingua, non conoscevo i cibi e dove sarei stata una straniera al 100% per la prima volta in tutta la mia vita. 
E la figura di Maria (protagonista del vangelo della Gmg) io l’ho incontrata nelle braccia di sette Suore dell’Immacolata nella città di Manaus in Amazzonia, Brasile, che ci hanno ospitato e trattato come figlie.
 
Il “caldo bagnato” che ho sperimentato lì penso sia unico, quanto la nostra esperienza.
Nostra…. perché, proprio come alla Gmg, non ero sola neanche sta volta, ma ad accompagnarmi c’erano Sara e Anna che sono state le mie radici di gioia e le mie compagne di missione.
Insieme abbiamo fatto ciò che papa Francesco mi aveva lasciato pochi giorni prima: “Camminate e, se cadete, rialzatevi; camminate con un obiettivo, allenatevi ogni giorno nella vita.”
 
E così abbiamo fatto abbiamo visitato famiglie, giocato con bambini, dormito in amaca, mangiato pesci grandi quanti noi, ascoltato celebrazioni della parola fatte dalle suore (la messa lì è un privilegio e a causa della mancanza di vocazioni: in alcune parti di Manaus si svolge solo due volte all’anno), cantato, ballato e camminato ogni giorno con fatica, ma profondamente sicure di un amore che è difficile da spiegare. 
 
La mia permanenza in Brasile è stata di un mese, da metà agosto a metà settembre, e per questo raccontare tutto ciò che è successo è difficile, se non impossibile, ma di certo di Manaus mi è rimasta l’assoluta contraddizione che caratterizza questa città.
I quartieri dove ho vissuto insieme alle suore sono prossimi a delle favela o per meglio dire invasioni: baracche che sono state costruite a seguito di una deforestazione: qui manca il gas, l’energia e ad alcuni le porte e finestre. 
 
Non lontano si possono trovare muri alti e recintati con filo spinato che separano le invasioni dai quartieri benestanti, dove all’interno si trovano case di stile europeo e parcheggi ben curati. I ricchi si intrappolano in questi recinti pur di distanziarsi dalla povertà che li circonda. 
Intorno c’è la foresta amazzonica, il primo polmone del mondo, con i suoi abitanti, gli indigeni, che chiedono di non essere dimenticati e di non essere urbanizzati. 
 
Molto spesso nella bruttezza delle cose che ho visto ho sentito la vera bellezza di una Chiesa che è del popolo, gestita da laici e dove le persone vivono la missione e la spiritualità come una necessità fondamentale per una vita piena. 
E qui ho conosciuto persone che ogni giorno si sono rialzate e scelgono di non aver paura.
Ho conosciuto le persone che Papa Francesco durante la veglia chiedeva a noi giovani di essere.
 
Stella
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