La bellezza è negli occhi di chi contempla

II domenica dopo martirio di s. Giovanni precursore

II domenica dopo martirio di s. Giovanni precursore

  1. Mt 21, 28-32

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò.

 

 

Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò.

 

 

Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».

 

E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.

 

Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli»

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L’immagine della vigna è usata spesso anche nel primo Testamento, infatti la ritroviamo anche nella lettura di Isaia di oggi: rappresenta tutta la fatica, la pazienza, la cura da parte del padrone verso la sua terra. E di quanto noi siamo preziosi ai suoi occhi. In questo Tempo del Creato e tempo dell’uva che si avvicina, sarebbe bello immedesimarsi negli appassionati e stanchi agricoltori che stanno per vedere i frutti del loro lavoro e intuire la cura che ci mettono.

Dio si prende cura di Israele, come di ciascuno di noi. Fa di tutto perché noi portiamo frutto e questo sia buono. (Mi è capitato in questa estate di provare a fare di tutto per aiutare uno studente a fare la scelta buona x lui, ma ha scelto liberamente in modo diverso..).  Davvero anche Dio si chiede cosa potrebbe fare di più.

Decide di mandare Suo Figlio per mostrarci il suo volto misericordioso di Padre.

Perché noi, suo popolo, invece, tante volte proprio non ci accorgiamo di tutto il bene che Dio ci regala e facciamo di testa nostra, non ascoltiamo la sua voce o addirittura rifiutiamo proprio il suo invito…

Il peccato nella nostra vita è sempre presente. Ma Lui non si arrende.

Non per meriti nostri troveremo salvezza, nonostante tutta la buona volontà e l’impegno, non è rispettando una norma, cercando di non sbagliare mai e di essere perfetti che combineremo qualcosa di buono. Solo accettando la nostra fragilità, la nostra creaturalità, la nostra umanità, il nostro bisogno di essere salvati, potremo accogliere l’Amore che Lui ci dona e avere Vita.

Il Vangelo ci ricorda che a salvarsi e vivere da Figli nel regno di Dio non sono i migliori, quelli che non sbagliano mai, ma pubblicani e prostitute che ascoltando la Parola si sono pentiti e si sono convertiti; riconoscendosi amati, hanno accolto l’amore di Dio.

 

Se devo pensare alla mia esperienza, devo riconoscere e ammettere la tentazione che mi viene di smettere di partecipare a tutte le riunioni, di organizzare cose per l’AC, di andare al Consiglio pastorale, di collaborare con altre associazioni, perché “son stanca’, ‘mica devo fare tutto io’ e ‘non salvo io il mondo’, ‘tanto non cambia nulla con o senza di me’…

..eppure poi torno sempre da capo a scegliere di impegnarmi, mettermi a servizio, dare fiducia, fare presenza in modo propositivo. Questione di ‘responsabilità‘, ovvero rispondere dei Doni ricevuti, metterli in circolo, di portare frutto.

 

Mi sento ogni tanto come il primo figlio. Però, Signore, ti chiedo di darmi l’umiltà di non farlo per essere migliore, inappuntabile, non accusabile, per senso del dovere o per rispetto della “legge” (come dice oggi san Paolo in Galati 2,15-29), ma donami ogni volta la capacità di fare tutto con un sorriso, per il Bene, in modo gratuito, per il Tuo Nome; aiutami nel discernere qual è la Tua volontà, che non sia orgoglio o presunzione mia. Donami il gusto di fare il bene per il gusto di farlo, per Amore tuo. Abbi pietà dei miei “no”, vieni a salvarmi Tu, infinitamente buono e paziente!

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