Si parla molto di energie rinnovabili e del ruolo essenziale che rivestono nel sostenere la cosiddetta transizione energetica e, di conseguenza, nella lotta al cambiamento climatico. Tuttavia, spesso si conoscono poco le implicazioni legate alla diffusione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili.
Le fonti rinnovabili vengono infatti definite fonti “non programmabili”, a differenza delle fonti fossili, che sono invece programmabili. Cosa significa?
Quando un impianto per la produzione di energia è alimentato, per esempio, dal gas metano, chi ne regola il funzionamento può decidere quando e quanto produrre, semplicemente regolando la quantità di combustibile immessa nell’impianto. Se, invece, un impianto è alimentato dal sole o dal vento, naturalmente non è possibile controllare quanto vento soffierà o quando arriverà un banco di nuvole a coprire il sole.
Ma cosa succede quando, in un determinato momento, non c’è corrispondenza tra l’energia prodotta e quella consumata?
Per semplificare, possiamo dire che la rete rischia di andare incontro a uno squilibrio che, se non viene adeguatamente gestito, può provocare problemi fino ad arrivare anche a un blackout.
Un esempio che ha fatto molto discutere è quello che si è verificato in Spagna nell’aprile 2025, quando una grave interruzione della fornitura elettrica ha provocato disagi e danni in diverse zone del Paese.
In questo modo, il sistema energetico può beneficiare di una maggiore capacità di accumulo, mentre gli operatori sono incentivati a investire in nuove tecnologie e a migliorarne progressivamente le prestazioni.
Mentre gli operatori del sistema energetico si attrezzano per garantire la stabilità della rete e consentire una sempre maggiore diffusione delle fonti rinnovabili, rimane una considerazione fondamentale: quanto meno energia consumiamo, tanto meno energia sarà necessario produrre, trasportare e accumulare.
La transizione verso un sistema energetico più sostenibile non riguarda soltanto le grandi aziende, le istituzioni o le nuove tecnologie. Riguarda anche le nostre scelte quotidiane e il modo in cui utilizziamo le risorse che abbiamo a disposizione.
Anche in questo caso, dunque, è la libertà di scelta di ciascuno di noi a chiamarci a dare il nostro contributo alla custodia del Creato.


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