“Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti, essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”
Così recita l’art. 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo, scritta nel 1948, dopo una guerra mondiale; proposte e intenti che hanno raggiunto la massima sensibilità fin quasi ai primi anni del 2000 e che ora sembrano improvvisamente scomparsi, sciolti come neve al sole; perchè i diritti hanno a che fare con la giustizia, valori mai del tutto acquisiti, perchè soggetti ai cambiamenti sociali e politici del momento.
Ci ha sempre interpellato il Vangelo sulle Beatitudini, un segnavia che ci ha accompagnato anche nel Sacramento del matrimonio e riferimento per le scelte della nostra vita; declinato sui diritti ci ha portato negli anni ’90 a impegnarci sul tema immigrazione: con associazioni del territorio si lavorava, e si lavora, per l’inserimento degli immigrati nella nostra città, con corsi di italiano, ricerca della casa e del lavoro, condivisione del tempo libero: ora tutto questo non sembra neanche più una conquista perché il clima attorno a noi è di intolleranza, sospetto e indifferenza: c’è bisogno ancora di lottare o piuttosto di costruire ancora pazientemente ponti e strade che possono essere davvero varie e diverse: continuare a sostenere le associazioni che si impegnano con immigrati e stranieri; creare occasioni di incontro tra le comunità straniere e il territorio, in modo da sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che l’immigrato non toglie diritti al nostro sistema sociale; far conoscere le realtà di sfruttamento lavorativo che vivono gli immigrati e i soprusi che spesso subiscono; far conoscere il saccheggio compiuto dalle varie società occidentali per impossessarsi delle risorse primarie nel continente africano e non solo; infine, nella nostra quotidianità, con il nostro esempio, sensibilizzare il nostro collega, il nostro amico e conoscente, l’uomo della strada, che non la pensa come noi e segue la via più semplice di saltare sul carrozzone di chi grida più forte.
Noi ci uniamo invece alle parole di papa Francesco: “Dobbiamo tenere accesa la fiaccola della speranza che ci è stata donata, e fare di tutto perché ognuno riacquisti la forza e la certezza di guardare al futuro con animo aperto, cuore fiducioso e mente lungimirante” (in occasione dell’apertura dell’anno Santo)
Buon cammino giubilare,
Paolo e Lorenza Rizzi (Laici Missionari Comboniani)


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