La bellezza è negli occhi di chi contempla

Chi getta semi al vento, farà fiorire il cielo

Chi getta semi al vento, farà fiorire il cielo

A distanza di una decina di giorni, mi ritrovo a pensare e a riflettere sul Campo vissuto a Castel Volturno verso la fine di agosto: un Campo immaginato e progettato per dare spazio e voce ai Laici Missionari Comboniani e ai laici desiderosi di vivere un’esperienza di comunità, di servizio, di solidarietà, in modo da conoscere meglio il proprio sentire e il territorio di inserzione. ..e sicuramente questa terra parla!

Parla attraverso gli occhi di Becky, giovane donna nigeriana che sotto la scorza dura e che mantiene la distanza, si apre giorno per giorno nelle profondità interiori ferite da una quotidianità non semplice da ricostruire..
Parla tramite i piedi di noi laici, circa una ventina, che camminiamo tra i migranti indaffarati di Destra Volturno, che procediamo tra le spiagge di Ischitella e Villaggio Coppola che urlano di essere accompagnate a lasciare andare rifiuti e immondizia per donare ai villeggianti germogli di vita, che percorriamo e ripercorriamo in macchina numerose volte i 27 km della calda Domitiana, per scattare nelle nostre menti le contraddizioni che si incrociano e si toccano tra case fatiscenti, negozi e pizzerie, abitanti del posto, caseifici..
Parla anche nell’ascolto di numerosi testimoni che, goccia dopo goccia, stillano in noi vari “perché?”, continue domande, ma, allo stesso tempo, tanta speranza e fiducia in un luogo e in un tempo dove faticano a trovare radici e slancio l’attaccamento e il senso di abitare questa terra: lo si percepisce da Blessing, donna forte e tenera che ha attraversato abbondanti sofferenze, per essere pienamente libera e ricolma di luce come l’abbiamo incontrata noi, da Appiah giovane ghanese abile e comunicativo (grande punto di riferimento per i migranti qui) che ha davvero incarnato che cosa significa “perdonare”; lo si avverte anche da Valerio, Alessandro e Augusto (solo per citarne alcuni), uomini che qui trovano il senso per dire ogni attimo il loro “sì” nell’avvertire all’interno delle loro viscere quel germe di giustizia, quel seme di verità e quella sorgente di onestà che squarcia ogni angoscia e timore.

“Vengo dall’inferno, il futuro non mi fa paura”: questa è la citazione scritta sul muro di una casa vicino al mare; parole che l’hanno scorso si leggevano a chiare lettere e quest’anno, forse cancellate dalle onde del mare o forse volutamente, appaiono appena accennate; ma non si può eliminare il valore profondo che riportano: i volti, le storie, i racconti che qui si intrecciano spesso arrivano da laceranti passati che tuttora portano chiari ed evidenti segni di sofferenza.
In tutto questo, però, c’è chi questa sofferenza desidera trasformarla in resurrezione.. e l’abbiamo davvero sperimentato in prima persona!

Ogni mattina ci siamo “sporcati le mani” in un campo che l’associazione “Black and white” ha acquistato da tempo: questo spazio di terra, posto di fianco al dopo-scuola e alla scuola di italiano già presenti, racchiude il progetto di aprire un vero e proprio centro sportivo all’interno del quale numerose discipline (il teatro, la musica, l’arte, ..) e gli obiettivi formativo-socializzanti diano adito alla creazione di interazioni/integrazioni dove i giovani e gli adulti siano attori principali in una comunità educante aperta all’incontro e alla condivisione.

 

..e, così, strappando erbacce, eliminando sassi, riempiendo sacchi di rovi, questo campo ci ha davvero fatto sentire, nella fatica per l’elevata temperatura estiva e nella bellezza di esserci insieme, parte attiva di un progetto, avvertendo le parole tanto care al Comboni che “Le opere di Dio nascono e crescono ai piedi della croce”.

Vivere, infine, questi giorni in gruppo ci ha dato modo di contaminarci gli uni gli altri (dall’Italia alla Spagna!) in maniera vera e profonda allo stesso tempo: i ritmi intensi, il tempo di un pasto compartecipato (un grande grazie a Nunzia, Ciro e Maria, pronti e disponibili in cucina a qualsiasi ora), la preghiera e l’Eucarestia, gli amici e le amiche di “Black and white” presenti nelle testimonianze e nei momenti di fraternità, sono state occasioni di consolidamento e di semplicità tanto utili a ciascuno.

Grazie alla Comunità comboniana qui presente, perché anche quest’anno ci ha accolto in questo laboratorio di Vita che affascina e stupisce nei suoi contrasti; e grazie a chi, nel silenzio assordante della propria esistenza o nell’oscura chiarezza della propria presenza, ci ha testimoniato che la bellezza, nonostante tutto e tutti, salverà il mondo.

Carlo Fiori, Laico missionario Comboniano

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