La bellezza è negli occhi di chi contempla

BENE

BENE

(18) Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; (19) infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio.” (Rm 7,18-19)
Ci sentiamo continuamente dentro a questo ragionamento di Paolo riguardo al bene che ci abita, ma anche al male che si contrappone al nostro desiderio di bene. Spesso ci chiediamo e ci siamo chiesti: come poter essere nel solco di questo bene?

Il primo passo che ci pare fondamentale è capire cosa è bene. Finché ragioniamo sul concetto in sé, ci rendiamo conto, che ognuno cerca di far sì che la propria definizione abbia convinto l’altro e in qualche modo prevalga su ciò che pensa l’altro. Allora proviamo a spostare il focus. Ci siamo chiesti: e se il bene fosse una persona? E se il bene per te, per me, per chi incontriamo fosse Gesù Cristo? Allora ci siamo trovati a pregare insieme a San Francesco dicendo: “Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene, Signore Dio vivo e vero” (Lodi al Dio Altissimo).

Questo ci cambia lo sguardo e il modo di approcciare l’argomento, perché non si tratta più di un concetto, un’idea da portare avanti o un qualcosa da fare, ma una persona da incontrare e conoscere. Fa sì che il mio sguardo e la mia conoscenza non è contrapposta alla tua ma ne è ampliata, è aggiunta, è grazia.
Così ci rendiamo conto che il bene non si può fare ma si può vivere, e come tutte le relazioni è mutevole alle stagioni della vita, infatti il bene per me da bambino non è lo stesso del me adulto, o il bene per me non è lo stesso di un uomo dall’altra parte del mondo.
Si tratta di conoscere e comprendere quanto di me aderisce o meno a Gesù, di discernere se i miei pensieri e quindi le mie azioni sono nel solco della sua Parola o no. Serve un lavoro di lettura della propria vita alla luce di quella Parola che dà senso al nostro essere. Più ci immergiamo in questo e più sentiamo vera quella versetto del Vangelo di Giovanni che fa dire a Giovanni il Battista
“Bisogna che egli cresca e che io diminuisca” (Gv 3,30).

Si fa strada in noi il desiderio che sia Colui che ci ha dato la vita che ci aiuti a comprendere dove vedere il Bene nella mia vita, in un dialogo continuo che si fa preghiera quotidiana, lavorio dello Spirito Santo all’interno del nostro cuore.
La sensazione, però, di cadere in errore è grande, perché sappiamo quanto sia facile ingannare il cuore umano e come sia veloce tramutare il Bene pensato in male compiuto, per questo il fatto di stare dentro la Chiesa con dei fratelli, delle madri e dei padri che ci aiutino a rileggere le pieghe della nostra storia ci sembra una grande consolazione e ci protegge in qualche modo dal fare da soli e dal tramutare il bene personale in bene assoluto. Non esiste il bene personalizzato, esiste il bene in una relazione, in dialogo continuo, che mi aiuta ad uscire da me e ad andare incontro al mio prossimo.

Martina e Luca, Fraternità EG

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