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A che punto è la decarbonizzazione in Italia?

A che punto è la decarbonizzazione in Italia?

Su https://www.infobuildenergia.it/approfondimenti/decarbonizzazione-italia-innovazione-investimenti/

potete trovare l’articolo intero a cura di A. Ballocchi, che spiega in quale situazione si trovi l’Italia rispetto alla decarbonizzazione, tema caldo toccato alla Cop28 appena conclusasi. Qui di seguito qualche estratto:

 

A che punto è la decarbonizzazione in Italia? «Non è a un punto particolarmente incoraggiante», ammette Davide Chiaroni, vicedirettore di Energy&Strategy (School of Management del Politecnico di Milano) e responsabile dell’Osservatorio Zero Carbon Policy Agenda, la cui analisi 2023 è stata presentata mercoledì 18 ottobre. Da essa emerge che per raggiungere il target 2030 l’Italia deve ridurre le emissioni di CO2 di 125 milioni di tonnellate equivalenti.

Le emissioni di CO2 in Italia nel 2022 sono sì calate, ma di un solo punto percentuale se confrontate con il 2019, anno ante Covid, “portando le riduzioni totali ad appena il 30% dal 2005”. L’analisi condotta dal think tank milanese ha messo in evidenza molti aspetti che riguardano ciò che è stato fatto e ciò che resta da fare al nostro Paese.
Le ombre prevalgono sulle luci in termini di investimenti, innovazione, politiche.

 

La strada in salita della decarbonizzazione in Italia parte proprio dal dato riguardante la riduzione delle emissioni dal 2005 al 2022: -30%. Un valore che può essere letto in maniera positiva, se consideriamo la riduzione, ma non certo se poniamo lo sguardo sull’obiettivo entro il 2030 che – lo ricorda il Fitfor55% – è appunto del 55%.

Ciò significa che «nei sette anni ormai scarsi che ci restano dovremmo portare a termine un risultato in termini di decarbonizzazione che è paragonabile per dimensione rispetto a quello che abbiamo fatto dal 2005 a oggi», evidenzia Chiaroni. Nel 2022, infatti, il nostro Paese «ha fatto segnare soltanto un punto percentuale di riduzione delle emissioni rispetto al totale». L’impresa è improba, tenuto conto anche dei progressi minimi.

Se si considera l’obiettivo di decarbonizzazione scomposto nei diversi ambiti, la situazione è variegata. Nel grafico dello studio Energy & Strategy si nota la distanza di ciascun settore in termini di emissioni dirette (milioni di tonnellate equivalenti di CO2rispetto al target di riduzione atteso al 2030.

Il divario è sensibile: dall’industria (restano da ridurre 8 MTonCo2eq da qui al 2030), che è il comparto più virtuoso, si passa ai trasporti (- 60 MTonCo2eq) e all’edilizia (-42 MTonCo2eq) che mostrano le situazioni più critiche. «Il settore energia e calore, per effetto anche del contributo dato dalle fonti rinnovabili ha registrato un calo da 160 MTonCo2eq del 2005 a 88 MTonCo2eq oggi; da qui al 2030 mancano 26 MTonCo2eq». Come già citato, mancano in totale all’appello 125 milioni di tonnellate equivalenti di anidride carbonica che vanno eliminate in meno di sette anni.

La distanza è ancora più evidente, tra quanto è stato fatto e quanto rimane da fare, se si pensa che nel solo 2022 si sono investiti circa 34 miliardi di euro. Anche in questo caso lo sforzo fatto è encomiabile: “il mercato legato alla decarbonizzazione nel 2022 è aumentato del 12,6% rispetto all’anno precedente, passando da 30,5 miliardi di euro a 34,4 miliardi”. Ma non è sufficiente: si renderanno necessari sforzi ancora più consistenti rispetto a quanto fatto finora.

 

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