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Grandi batterie.. alla ricerca di equilibrio

Grandi batterie.. alla ricerca di equilibrio

Si parla molto di energie rinnovabili e del ruolo essenziale che rivestono nel sostenere la cosiddetta transizione energetica e, di conseguenza, nella lotta al cambiamento climatico. Tuttavia, spesso si conoscono poco le implicazioni legate alla diffusione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili.
Le fonti rinnovabili vengono infatti definite fonti “non programmabili”, a differenza delle fonti fossili, che sono invece programmabili. Cosa significa?
Quando un impianto per la produzione di energia è alimentato, per esempio, dal gas metano, chi ne regola il funzionamento può decidere quando e quanto produrre, semplicemente regolando la quantità di combustibile immessa nell’impianto. Se, invece, un impianto è alimentato dal sole o dal vento, naturalmente non è possibile controllare quanto vento soffierà o quando arriverà un banco di nuvole a coprire il sole.

Questo significa che, quanto più si diffondono gli impianti alimentati da fonti rinnovabili, tanto più diventa complesso prevedere e controllare la quantità di energia che viene prodotta in Italia in un determinato momento. Di conseguenza, diventa più difficile fare in modo che l’energia prodotta coincida con quella richiesta dalle diverse utenze: le abitazioni, le aziende e tutti gli altri punti di consumo collegati alla rete nazionale.
Ma cosa succede quando, in un determinato momento, non c’è corrispondenza tra l’energia prodotta e quella consumata?
Per semplificare, possiamo dire che la rete rischia di andare incontro a uno squilibrio che, se non viene adeguatamente gestito, può provocare problemi fino ad arrivare anche a un blackout.
Un esempio che ha fatto molto discutere è quello che si è verificato in Spagna nell’aprile 2025, quando una grave interruzione della fornitura elettrica ha provocato disagi e danni in diverse zone del Paese.
Che cosa si può fare, allora, per ridurre il rischio di situazioni di questo tipo?
Tra le soluzioni ci sono i sistemi di accumulo dell’energia: grandi batterie che permettono di immagazzinare l’energia prodotta in eccesso, per esempio nei momenti in cui le fonti rinnovabili producono più energia di quanta ne venga consumata, e di restituirla alla rete quando è necessario.
In questa stessa direzione si sta muovendo anche Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale italiana, di fatto per conto del Governo Italiano.
Attraverso specifici meccanismi di approvvigionamento, gli operatori possono essere incentivati a installare sistemi di accumulo di grande taglia, mettendo a disposizione della rete la capacità necessaria per contribuire a mantenerne l’equilibrio. Le batterie possono infatti svolgere un ruolo importante anche quando sulla rete si verifica uno sbilanciamento: grazie alla loro capacità di intervenire rapidamente, possono contribuire a ristabilire l’equilibrio tra produzione e consumo e a prevenire possibili problemi alla rete.
In questo modo, il sistema energetico può beneficiare di una maggiore capacità di accumulo, mentre gli operatori sono incentivati a investire in nuove tecnologie e a migliorarne progressivamente le prestazioni.
C’è, però, un altro aspetto che non possiamo dimenticare. Anche la produzione delle batterie richiede energia e l’utilizzo di risorse naturali preziose. I sistemi di accumulo possono, quindi, rappresentare uno strumento importante per accompagnare la transizione energetica, ma non possono essere l’unica risposta.
Mentre gli operatori del sistema energetico si attrezzano per garantire la stabilità della rete e consentire una sempre maggiore diffusione delle fonti rinnovabili, rimane una considerazione fondamentale: quanto meno energia consumiamo, tanto meno energia sarà necessario produrre, trasportare e accumulare.

Ed è proprio qui che la questione energetica incontra quella della custodia del Creato.
La transizione verso un sistema energetico più sostenibile non riguarda soltanto le grandi aziende, le istituzioni o le nuove tecnologie. Riguarda anche le nostre scelte quotidiane e il modo in cui utilizziamo le risorse che abbiamo a disposizione.
Anche in questo caso, dunque, è la libertà di scelta di ciascuno di noi a chiamarci a dare il nostro contributo alla custodia del Creato.
 
Francesca
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