Durante le vacanze estive girovagando per Corfù, ho avuto il piacere di visitare il Monastero di Panagia Vlacherna (Ιερά Μονή Παναγίας Βλαχερνών) che si trova sul piccolo isolotto nella penisola Kanoni a sud di Corfù Town, a pochi metri dalla pista di atterraggio dell’aeroporto dell’isola greca. Continuamente sovrastata dai rombanti aerei in fase di decollo e atterraggio, attorniata dalle imbarcazioni turistiche, il piccolo monastero risalente al XVII secolo è raggiungibile da un pontile pedonale: la piccola chiesa è inglobata tra i pochi e diversi ambienti e accessibile dal pittoresco cortile d’ingresso sovrastato dal campanile.

Al suo interno vi è la presenza di molte icone, immagini sacre tipiche della tradizione artistica della Chiesa Ortodossa, che vengono venerate dai fedeli e che fungono da contatto concreto e devoto nell’atto della preghiera: esse infatti non solo vengono guardate, ma anche toccate, accarezzate, baciate.
In questa piccola chiesa dedicata alla Madonna (Panagia), l’attenzione si è posata in particolare su due piccole icone lignee dipinte in policromia che rappresentano San Giovanni Battista.
In entrambe si trovano i simboli più espliciti associati al Santo, in primis quello del suo martirio, ovvero la testa mozzata e quello della sua vita, le povere e consumate vesti di profeta, le ali, la croce di canna sottile.
Analizziamo nelle due icone come gli artisti ignoti hanno raffigurato gli elementi.
![]()
Nella prima, San Giovanni viene rappresentato come in cammino, con il bastone tenuto nella parte bassa con la mano destra e appoggiato con il terminale e croce sulla spalla, così da diventare già un messaggio esplicito e diretto: questo oggetto diviene linea di forza della rappresentazione, dividendo diagonalmente l’immagine rettangolare in due porzioni. A sinistra in basso la parte di vita terrena, con la veste di pennellate blu, il fiume Giordano, la cui acqua era lo strumento battesimale del profeta che anticipava la venuta del Messia; quest’ultimo viene rappresentato nel lato destro stagliandosi sul fondo dorato, simbolo della presenza divina nell’alto del Cielo ma destinato a scendere in Terra.
Nel pieno oro contrasta centrale la testa del Santo attorniata dall’aureola perfettamente circolare: lo sguardo è rivolto verso l’alto in dialogo con Gesù già benedicente. La medesima testa, decapitata e sanguinante, viene rappresentata come oggetto del martirio, sospesa nello sfondo oro dove si leggono scritte sacre.
![]()
La seconda icona ci propone un’immagine meno stilizzata: le parti del corpo in vista sono più definite e la figura si staglia in primo piano su uno sfondo con un paesaggio naturale, ma con il cielo dorato. Raffigurato interamente in posizione eretta, il profeta ha vesti più tradizionali, tra cui quella di colore rosso simboleggiante il martirio, che si stagliano sulle ali bianco-dorate. Tiene il bastone come un pastorale con la mano destra che indica verso l’alto, mentre con quella sinistra sorregge il piatto sul quale è poggiata la sua testa decapitata: è questa la testa con l’aureola, il martirio che ha portato alla santità.
Il fascino delle icone ortodosse presuppone un particolare approccio del fedele all’opera, che non è “dipinta” ma come “de-scritta”, ovvero scritta con veri e propri segni e colori simbolici, che mantengono un risultato volutamente lontano dallo stile realistico.
Molti simboli sono ovviamente comuni alla nostra tradizione cristiana cattolica: trovo stimolante e ancora fondamentale come l’arte figurativa possa confermarsi uno degli strumenti di confronto, dialogo e unione per l’Uomo.
Rosy G.


No comments yet. Be the first one to leave a thought.