Lc 3,15-18
In quel tempo. Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.
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Vorrei soffermarmi su tre sfumature di questo Vangelo.
In primo luogo la figura di Giovanni, il “precursore”, colui che fa sì che l’attesa del popolo non sia sterile, richiamandolo costantemente – anche con parole dure – alla conversione, ma senza mai perdere il
focus della sua missione: condurre a Gesù. Egli, infatti, non si mette mai al centro, ma sottolinea l’assoluta diversità di Cristo, che giungerà a battezzarli “in Spirito Santo e fuoco”.
Riaffiorano alla memoria, accompagnati da infinita dolcezza, gli incontri che mi hanno condotto a Cristo o le persone sagge che sanno essere preziose per un cammino di vocazione e mi chiedo se io sono in
grado di essere – come loro e come Giovanni – “profeta” che conduce gli altri al Risorto.
Monsignor G.Marini scrive: “Giovanni è la voce, Cristo la Parola. La voce rimane fino a che la Parola non si rende visibile”.
Un secondo aspetto che mi colpisce è la determinazione di Giovanni: “Cristo tiene in mano la pala …”.
Perché questa immagine così decisa? Io credo voglia dire che dinnanzi al Suo arrivo è necessario fare discernimento, bisogna scegliere se seguirlo oppure no, se vivere una vita di “Battezzati” oppure una
vita semplicemente “umana” (bella, intensa, ma non da figli).
E l’ultimo aspetto che mi colpisce, ma che troveremo nei versetti successivi, riguarda proprio l’essere figli.
Gesù, quando giungerà al Giordano, non farà esattamente ciò che Giovanni aveva predetto, ma si farà egli stesso battezzare da Giovanni con acqua.
Solo dopo quel gesto semplice, sentiremo la voce di Dio “Tu sei mio figlio …”.
Alcuni esegeti si soffermano proprio su questo battesimo nel fiume per sottolineare che Gesù viene a riempirci della sua divinità, proprio dentro la nostra umanità fragile: il Figlio di Dio, immergendosi come
noi nell’acqua della vita, invade di divinità la nostra storia.
Essere battezzati (e fare costantemente memoria del nostro Battesimo) credo sia questo:
-rimanere attaccati a Lui dentro al complesso tessuto della storia
-scoprire di essere nati come Dio per amare
-cercare continuamente di discernere il male e sfuggirvi, lottando per il bene


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