La bellezza è negli occhi di chi contempla

ACQUA

ACQUA

L’acqua non è un argomento. È una presenza antica, la prima che ha bagnato la terra, prima ancora che ci fossero mani per raccoglierla o labbra per invocarla.
Quest’anno, il Tempo del creato sta rimettendo al centro questo elemento essenziale. Papa Francesco, nella Laudato si’, l’ha chiamata con parole ferme: «un diritto umano, universale, irrinunciabile per chi non ha niente». Eppure noi la sprechiamo, la inquiniamo, la riduciamo a merce da scambiare: errori che pesano come pietre.

Senza l’acqua non ci sarebbe storia, né carne, né respiro. È lei che custodisce la vita fin dalle sue origini, che modella l’aria e permette il miracolo di abitare questo pianeta. Dovremmo pensarci ogni giorno, con la stessa attenzione con cui si custodisce una manciata di farina per farne pane.

“L’acqua non ha nemici”, dice un proverbio di terra d’Africa. È una carezza che sgorga, una vena della terra che non porta rancore. Eppure, le mani si stringono a pugno per averla.
Il Tempo del creato ci chiama a fare i conti con questo nome antico: acqua. Non è un argomento da salotto, non è un esercizio di stile. È la materia prima del fiato. Senza, la terra sarebbe soltanto un osso
spolpato di sassi.
Noi, qui, abbiamo il lusso distratto di girare una manopola di metallo e vederla zampillare chiara, pronta, senza neppure domandarci da quale esilio provenga. Ma altrove, sotto cieli più duri, l’acqua “si cammina”; ha il peso di una brocca portata in testa per ore, la fatica di un viaggio che consuma le ginocchia e impolvera i piedi.

L’acqua non avrà nemici, ma genera guerre. La chiamano “oro blu”, e il nome è esatto: pesa, costa, fa sgozzare i vicini. L’UNESCO ne ha contato a centinaia di conflitti (263 in meno di un decennio), scontri
sparpagliati come brace sotto la cenere del mondo. Del resto, la matematica si impone come una lama tra i numeri: il 97,5% e oltre è salata, imbevuta di mare. Dei restanti (2,5%), due parti su tre dormono
murate tra i ghiacci antartici e Greenland. A noi viventi, assetati e di passaggio, resta una compassionevole briciola (0,5% del totale), meno di un uno percento per saziare la sete di miliardi di gole.

Il cielo si è guastato, la febbre della terra fonde i ghiacciai e scompiglia le coste. Arrivano diluvi sempre più frequenti ma si estendono pure i deserti. Il prof. Stefano Mancuso, che sa ascoltare le radici, lo
domanda senza sconti: «che faremo quando miliardi di persone si metteranno in cammino solo per trovare da bere?» (Repubblica 19 Agosto 2026).
La politica tace, si volta dall’altra parte. Ma l’acqua, per dirla ancora con Papa Francesco, chiede ponti, non muri. È il sangue comune che ci tiene in piedi. Ben venga, allora, questo tempo di sosta e di misura, per imparare di nuovo a chinare il capo davanti a un bicchiere. E riflettere.

Maurizio Guarnaschelli, (circolo LaudatoSi’ di Niguarda)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: