Il “santo” banco: se la fede esce dalla porta e rientra dalla finestra.
Diciamoci la verità: a sentire i sociologi e i dati sulla frequenza delle parrocchie, le nuove generazioni sembrano aver archiviato il sacro. La fede, quella ufficiale e istituzionale, è stata progressivamente “sbattuta fuori” dalle aule scolastiche e dalle priorità dei giovani.
Da prof di chimica, però, ho una cattedra privilegiata per osservare che la realtà è ben più sfaccettata della statistica. Tra i banchi di scuola, infatti, c’è la tendenza dei ragazzi ad affidarsi a qualcosa di superiore. Quando entro in classe prima delle famigerate verifiche di chimica, accanto alle calcolatrici scientifiche e alle immancabili tavole periodiche, sul bordo del banco appare spesso un santino.
La cosa che fa più riflettere è che molti di questi ragazzi, se interrogati sul tema, ammettono candidamente di non frequentare la chiesa. Eppure, nel momento della fragilità e dell’ansia da prestazione, scatta una forma di “fede d’emergenza”. Non credo che si tratti di semplice superstizione. È la dimostrazione che il bisogno d’infinito e di protezione non è mai svanito dal cuore dei giovani, trovando rifugio nei piccoli spazi della quotidianità scolastica. E questa è la bella notizia all’inizio di un nuovo anno scolastico!
Il grande scienziato Wener Heisenberg, pioniere della meccanica quantistica, disse una volta che “il primo sorso dal bicchiere della scienza rende atei, ma in fondo al bicchiere si trova Dio”. Forse i miei ragazzi, posizionando quel piccolo pezzo di carta sul banco, stanno solo abbreviando il percorso. Senza saperlo, e a modo loro, stanno già guardando il fondo di quel bicchiere.
Prof. Chiara


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