La bellezza è negli occhi di chi contempla

IV domenica dopo martirio di s.Giovanni precursore

IV domenica dopo martirio di s.Giovanni precursore

 Giovanni 6,24-35

Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù. Trovatolo di là dal mare, gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».

 

 

Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?».

 

Gesù rispose: «Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo».

 

Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».

 

Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».

 

Gesù rispose: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete

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Questo testo offre suggerimenti su come una comunità si costituisce, su che cosa la nutre e sulle dinamiche interne che la animano.
Dalle prime righe emerge il significato che spesso ci si raduna in comunità per cercare sicurezza, risposte emotive o per abitudine (“avete mangiato di quei pani” v.26).
La folla, infatti, cerca Gesù per un interesse personale e la comunità nasce, invece, quando si individua Gesù per quello che Lui è, e non per i vantaggi materiali/relazionali che se ne traggono.

In un secondo passaggio, la folla chiede: “Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?” (v.28): è il tipico pensiero collegato al “fare“; che spesso preoccupa i gruppi: Gesù risponde che l’unica
opera è credere. Per una comunità, quindi, questo significa che “l‘efficienza pastorale”, l’organizzazione di eventi e l’efficacia delle strutture non sono il fine, ma il punto principale è custodire e testimoniare la fede comune in Dio.

Nella parte finale del brano, Gesù sottolinea la sua rivelazione attraverso la frase “Io sono il pane della vita“: se Lui è il pane della vita per tutti, la comunità non può nutrirsi di Lui e poi accogliere divisioni interne, individualismi o indifferenza verso i più poveri; essa stessa diventa in Cristo, “pane spezzato” per gli altri, rispondendo alla fame di ascolto e di accoglienza delle persone che abitano il territorio

 Che cosa cerco quando partecipo alla vita della comunità? Cerco Gesù o cerco una gratificazione personale, degli amici o un ruolo specifico all’interno del gruppo?
 Nelle riunioni e nelle attività a cui partecipo, quanto tempo si dedica all’organizzazione pratica e quanto all’ascolto della Parola/alla preghiera?
 Che cosa significa per me, concretamente, diventare “pane spezzato” all’interno del gruppo/realtà comunitaria in cui sono inserito? Quanto sono in grado di perdonare, ascoltare, accogliere l’altro nelle
fatiche?

Gustate e vedete quanto è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia
(Salmo 34)

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