“Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto” (Rm 12:15)
San Paolo nella sua lettera ai Romani, tra le tante esortazioni, ci invita a vincere l’apatia con la condivisione dei movimenti del cuore di chi incontriamo. L’apatia, quella paralisi dell’animo che ci impedisce di provare una passione, un’emozione, diventa così quel terreno arido dove è impossibile incontrare l’altro perché l’indifferenza allontana, il cinismo mette distanza e anche solo la presenza lamentosa diventa un peso.
La Fede, lo stile di Gesù, ci aiutano a stare dentro le situazioni della vita, ci spingono a rinunciare a spegnere il cuore, magari a volte per difenderci, per fare nostre le gioie e le sofferenze degli altri e scendere così in profondità nelle relazioni e nelle circostanze dei nostri giorni.
Sicuramente costa, sicuramente aprire il cuore per generare compassione può esporlo a ferirsi nel condividere le ferite, ma un cuore spalancato è un cuore che si allena ad attendere e a donarsi per ricevere pienezza. L’apatia può diventare una scelta, un ripiegarsi su noi stessi, ma si può anche scegliere di non cedere all’anestesia del cuore e di sedersi accanto a questa umanità, capaci di provare gioia per il successo di un altro o di spendere una lacrima per la sofferenza di un fratello, così da riscoprirsi ancora una volta generatori di empatia e di vero incontro.


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