La ripresa della routine quotidiana in queste prime settimane di gennaio non ha cancellato l’effetto benefico delle mie lunghe vacanze natalizie. Avevo assoluto bisogno di uno stacco, come del resto dice la parola stessa “vacanza”, che deriva dal Latino “vacantia”, ciò che è libero dalle occupazioni quotidiane.
L’animo totalmente prosciugato e inaridito necessitava di solitudine, di silenzio. Fortunatamente mi è stato estremamente d’aiuto l’ambiente naturale di straordinaria bellezza, in cui ho vissuto questo tempo di riposo. Il mare della Liguria, un’incredibile varietà di fiori e piante, un entroterra un po’ selvaggio: tutto ciò ha ridato ossigeno all’anima, alla mente e al corpo.
Credo che tutti noi abbiamo bisogno di queste occasioni per coltivare la dimensione interiore, fatta di contemplazione della bellezza. Siamo fatti anche d’anima e questa naturalmente si espande, quando la si nutre di ciò che è bello. A poco a poco si sente nell’intimo la pace, si inizia a lasciarsi abitare dal silenzio, che è sì assenza dello strepito esterno, come anche delle agitazioni da cui ci si lascia travolgere, ma soprattutto è presenza di Dio, brezza lieve. È un esercizio di
contemplazione, che di sicuro risulta più facile vivere in simili occasioni, ma che è opportuno imparare a fare anche nella quotidianità, così che la routine, persino le difficoltà possano essere vissute in pienezza, con serenità, con una gentilezza capace di contagiare anche gli altri, senza proclami e gesti eclatanti.
Non credo sia un caso che mi sia capitato di rivedere le stesse dinamiche e di fare riflessioni simili proprio qualche giorno fa, quando con amici, con cui condivido il cammino formativo di Ac, ho visto il film “Perfect days”, una “pellicola” particolare, affascinante, delicata. Praticamente la trama è inesistente dato che lo spettatore segue il protagonista, un giapponese di mezza età che pulisce i gabinetti pubblici a Tokio, nelle sue giornate sempre uguali, salvo qualche piccola variazione. È proprio qui che sta il bello: vivere in modo che l’ordinario sia straordinario, valorizzando le piccole cose. Questo credo sia possibile solo se si coltiva la propria dimensione interiore come simboleggiano le pianticelle, che il protagonista del film fa crescere con piccole attenzioni e cure ogni giorno.
Anna


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