La bellezza è negli occhi di chi contempla

Tempo dopo l’Epifania

Tempo dopo l’Epifania

Con il lunedì successivo al Battesimo di Gesù ha inizio il Tempo dopo l’Epifania.

Attraverso un numero variabile di domeniche, dipendenti dalla data della Pasqua, e dunque, dall’inizio del tempo di Quaresima, siamo accompagnati, per un massimo di sei domeniche nel mistero della «epifania» di Gesù, della sua manifestazione al mondo. In tal modo, la liturgia della Parola domenicale propone una meditazione sulle «manifestazioni» della gloria del Figlio, vale a dire, i segni da Lui compiuti lungo il suo ministero pubblico. Tuttavia, proprio a motivo della vicinanza del tempo Pasquale, il cammino che ci attende questo anno è assai ridotto. In ogni caso contemplando tali segni del Regno, saremo condotti alla soglia del mistero Pasquale, seconda tappa dell’itinerario proposto dal nuovo Lezionario ambrosiano.

Le domeniche

L’avvio per tutti e tre i cicli, nella seconda domenica, dopo la celebrazione del Battesimo di Gesù, è affidato al segno di Cana, riletto nei tre anni da angolature diverse. L’anno B, in corso quest’anno, in particolare, concentra la sua attenzione sulla manifestazione dell’identità di Gesù. Essa è anticipata dal “banchetto di vini eccellenti”, di cui parla Isaia (25,6-10a) e spiegata da Paolo: “in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità (Col 2,1-10a). 

La terza domenica attira l’attenzione sul segno della moltiplicazione dei pani (Mt 14, 13b-21), riletto, anzitutto, nella cornice di Numeri 11, attraverso il racconto della manna e delle quaglie nel deserto, con la fortissima domanda che esso contiene: «Chi ci darà carne da mangiare? … i nostri occhi non vedono altro che questa manna». In secondo luogo, tramite la suggestiva lettura tipologica dell’esodo da parte di Paolo (1Cor 10, 1-11b): «ciò che avvenne ai nostri padri nel deserto è esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono». Il segno della moltiplicazione trova così una domanda di ingresso nella rievocazione del cammino esodico e una sua attualizzazione in Paolo, evidenziandone il rischio dell’idolatria, sempre presente.

Al posto della quarta domenica si celebra la festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. L’anno B propone il racconto lucano dello smarrimento di Gesù a Gerusalemme (Lc 2,41-52). Il sottrarsi di Gesù alla vista di Maria e Giuseppe e la loro gioia nel ritrovarlo sono in qualche modo anticipati dall’oracolo di Isaia (45,14-17), che esplicita un tratto importante dell’esperienza di Dio: «Veramente tu sei un Dio nascosto, Dio d’Israele, salvatore». La somiglianza di Cristo a noi suoi fratelli, di cui condivide la carne e il sangue, sottolineata dall’epistola (Eb 2,11-17), viene invece riletta alla luce della cura che il Signore ha per l’umanità, fino a partecipare della sua sorte, pur conservando la propria natura divina. L’invito è a contemplare Colui che non si è vergognato di farsi come uno di noi e di poterci, in tal modo, chiamare fratelli.

Le ultime due domeniche del tempo sono, invece, sempre fisse e costituiscono una sorta di ponte ideale all’avvio del tempo di Pasqua, attraverso la preparazione della Quaresima. La penultima domenica o “della divina clemenza” è la celebrazione della misericordia di Dio. Nel ciclo B incontriamo il racconto evangelico ambientato in casa di Simone il fariseo, nel quale Gesù perdona la peccatrice che irrompe improvvisamente nel banchetto al quale Egli è stato invitato. Ciò che Simone ha omesso di fare, la donna lo ha compiuto tra le lacrime, mettendo in gioco se stessa e sfidando le convenienze del galateo conviviale. Per questo sue gesto memorabile le «sono perdonati i suoi peccati, perché ha molto amato” (Lc 7, 36-50). Accompagnano il testo evangelico, anzitutto, lo splendido oracolo di Osea (6,1-6) che contiene la certezza della sua venuta «sicura come l’aurora» e lo svelamento di quanto veramente è necessario per essergli graditi: «voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti». Nella lettera ai Gàlati, invece, Paolo racconta di se stesso, affermando con forza il primato della fede sulla legge (Gal 2,19-3,7). La suggestiva vicenda in casa di Simone trova così due importanti risonanze che ulteriormente la spiegano e la approfondiscono. 

L’ultima domenica dopo l’Epifania, detta “del perdono”, alle soglie ormai della Quaresima, pone la premessa finale al cammino di conversione che la Chiesa sta per intraprendere. Solo confidando nella disponibilità al perdono da parte di Dio l’uomo può decidersi a compiere opere di penitenza. Il cammino che si appresta a vivere, pertanto, non è una tassa onerosa da pagare per ottenere il favore di Dio, ma il riconoscimento della nuova via nella quale incamminarsi, in risposta all’esperienza stessa del perdono. I vangeli dei tre anni sono in questo del tutto appropriati: la parabola del padre misericordioso (Lc 15,11-32) nell’anno A, quella del fariseo e del pubblicano (18,9-14) nell’anno B e l’episodio della conversione di Zaccheo (Lc 19,1-10) nell’anno C. Le letture e le epistole si legano poi, in modo coerente al messaggio evangelico. In particolare, la proposta per l’anno B vede il testo commovente di Isaia (54,5-10), nel quale Dio appare come lo sposo e il creatore, sempre capace di far ricominciare il cammino: «Per un breve istante ti ho abbandonata, ma ti raccoglierò con immenso amore». Paolo, invece, nell’epistola (Rm 14,9-13) invita a non disprezzare l fratello, lasciando a Dio solo il giudizio. 

Il ciclo feriale

Le letture feriali nei due cicli proposti celebrano la manifestazione della Sapienza divina, dando voce, anzitutto al Libro del Siracide in una lettura progressiva. Nelle due ultime settimane, invece si ascoltano, rispettivamente pagine tratte dal Libro della Sapienza e poi dal Qoelet. L’idea complessiva che accomuna la proposta feriale è quella di offrire una illuminata riflessione sulla storia e sulla realtà dell’uomo, sempre importanti e quanto mai decisive per questa nostra stagione di vita. L’invito è a discernere e confessare l’opera di Dio nei giorni. Come scriveva la poetessa E. Dickinson «la residenza di Dio è accanto alla mia. L’arredo è l’amore». È quanto siamo chiamati a preparare e vivere.

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