La bellezza è negli occhi di chi contempla

s. Luigi Orione

s. Luigi Orione

 Giovanni 15,1-8

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore.

 

Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.

 

Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.

 

 

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me.

 

Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

 

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto.

 

In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

 #rimanere #vigna #legame #itinerario 

Nel Vangelo di Giovanni ci sono parole di Gesù alle quali siamo abituati e che dunque ascoltiamo o leggiamo spesso in modo superficiale. In realtà sono parole profonde, parole di verità e di vita.

Il brano odierno sottolinea la necessità di “rimanere” in Gesù, un tema particolarmente caro a Giovanni. Nella sua prima lettera l’evangelista afferma: “Chi osserva i suoi comandamenti dimora in Dio ed egli in lui”. E nella parabola della vite e dei tralci, i termini “rimanere” e “dimorare” ne sono il cuore.
E poi l’immagine della vigna che, nel suo simbolismo religioso, era molto nota ai discepoli di Gesù. Nelle Scritture il tema della vigna era tra i più significativi per esprimere il rapporto tra Dio e il suo popolo. Ma nelle parole di Gesù c’è un cambiamento radicale: la vite non è più Israele, ma Lui stesso: “Io sono la vite vera e voi i tralci”.

Nessuno l’aveva mai detto prima: parole profonde collocate nel contesto dell’Ultima cena. L’immagine che Gesù usa è davvero efficace per comprendere il legame tra ciascuno di noi e Gesù, fra tutti i cristiani
e Cristo stesso. Gesù rimane e vive dentro la vita dei suoi amici: Gesù continua a vivere e a portare frutto nella vita e nei frutti dei suoi discepoli che rimangono legati a lui: e Dio Padre, come un buon agricoltore, fa di tutto perché questo legame non si spezzi. E’ un legame che va ben oltre i nostri alti e bassi, i nostri momenti positivi o quelli di fragilità.

La vita spirituale è comunque sempre un itinerario: ognuno di noi sperimenta in se stesso la crescita di frutti buoni insieme a frutti meno buoni, di momenti di grande coerenza e di altri nei quali prevalgono le nostre debolezze.
Gesù ci indica una via semplice per restare con Lui: si rimane in lui se “le sue parole rimangono in noi”. E’ la via tracciata per ogni discepolo, in ogni tempo.

Commentando questo passo di Vangelo, così scrive don Giovanni Berti: “…La Buona Notizia è che la vite è sempre Cristo, che è piantato dentro il terreno della storia, quindi la pianta dell’Amore di Dio è buona e sana. Ma è anche un invito a non spezzare da parte nostra quel legame, ma al contrario rimanere nel suo amore e far scorrere le sue parole in noi. Abbiamo quindi bisogno di ascoltare e riascoltare le parole del Vangelo, di conoscere e meditare il Vangelo, attraverso la lettura, la preghiera, la celebrazione comunitaria. E abbiamo il bisogno di tradurlo in vita, in scelte piccole e grandi che fan sì che quelle parole e quella presenza ci riportino alla sua origine, il Cristo vivente”.

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