Matteo 24, 42-44
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse
a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
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“Vegliate dunque…”: l’esortazione che apre questo brano di Matteo pare introdurre un’immagine negativa: un ladro che viene scassinare la casa (la nostra) di cui evidentemente siamo padroni…
Mi sono lasciata interrogare parecchio da questa Parola, fino a che oggi, verso mezzogiorno, entro in Chiesa, deserto e silenzio la abitano a quell’ora, una luce sul tabernacolo nella penombra generale e il raggio del sole che avvolge la croce appesa in alto. No, Gesù appeso alla croce non arriva come un ladro: entra nella mia vita, sì, entra nella casa del mio cuore, sì, ma non porta via nulla. Gesù porta, regala, offre a piene mani. Ecco perché occorre vegliare.
“Vegliate dunque, perché…” non succeda di non riuscire a riconoscerlo, quando si fa incontro attraverso le circostanze che stiamo vivendo.
“Vegliate dunque, perché…” la Sua Parola chiede di essere ascoltata e accolta, così da poter lavorare nel nostro cuore e cambiare dal di dentro la nostra vita.
“Vegliate dunque, perché…” se impariamo da Lui il linguaggio dell’amore, i nostri rapporti possono cambiare radicalmente, e la carità vissuta non è più uno slogan ma un modo di concepire l’esistenza e colmarla di sapore.
Vegliare, forse, può essere inteso come sinonimo di attendere. Siamo alla vigilia dell’inizio del tempo forte dell’Avvento, il tempo dell’attesa per eccellenza.
Torniamo ad essere sentinelle che vegliano in attesa di un messaggio buono, che abbiano il coraggio di risvegliare un mondo assopito nell’indifferenza e nella tristezza.


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