La bellezza è negli occhi di chi contempla

s. Chiara

s. Chiara

 Lc 12, 4-7

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui. Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio.
Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».

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Usualmente nei brani del Vangelo troviamo Gesù che ci incoraggia con un’espressione ricorrente: “Non abbiate paura!” Nel brano di oggi, invece, anziché sostenerci e accompagnarci, sembra metterci in guardia. Di chi o di cosa dobbiamo “avere paura”? Io credo che “colui che porti morte” sia dentro noi stessi!

Il male esiste e spesso si insinua in maniera così scaltra nel tessuto della nostra quotidianità da impedirci di rendercene conto.
L’odio, la maldicenza, l’invidia, l’arrivismo, la falsa umiltà, il mettere noi stessi prima degli altri, il non dare giusto valore alle cose, l’indifferenza, l’indolenza, la viltà … e potrei continuare.

Mi viene in mente in contrapposizione a questi atteggiamenti la bella lettera di San Paolo ai Colossesi nella quale, con estrema chiarezza, emerge ciò che sarebbe sufficiente per una vita equilibrata e “santa”: “rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri …

Ogni volta che la leggo mi accorgo della difficoltà di mettere in pratica nella mia esistenza anche una sola di queste “semplici” indicazioni.

Ma come sempre Gesù, dopo l’ammonimento, ci rassicura. Dobbiamo essere vigili, ma anche sereni in questo nostro vigilare, perché Dio ci ama profondamente! È il paradosso della sua grandezza: ama la nostra fragilità a tal punto da contare i capelli sul nostro capo, da conoscere perfettamente non solo i nostri talenti, ma le nostre storture e amarci così come siamo. Questo è Dio!

E allora, come scrive L.M. Epicoco dobbiamo avere il coraggio di scoprire anche le nostre debolezze (“siate autentici!”) per lasciarle accarezzare dal suo Amore.

“(La nostra bellezza) si chiama autenticità, e una persona è disposta ad essere autentica solo se fa una profonda esperienza d’amore. Infatti è l’amore che fa cadere le maschere e ci fa andare a viso scoperto. Ma l’amore è sapere che c’è qualcuno che ha cura di noi. Ecco perché Gesù usa la suggestiva immagine conclusiva del brano di oggi: «Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete, voi valete più di molti passeri». Noi non siamo dimenticati, non siamo soli, non siamo in balia del caso o degli eventi. Ogni cosa di questa vita accade sempre in braccio a Qualcuno.”

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