La bellezza è negli occhi di chi contempla

RICORDO

RICORDO

“Ricordati di prendere il telefono.”
Ci sono cose che ricordiamo proprio a fatica: per me il telefono è una di queste.
Non c’è mai una volta in cui sappia dove è o dove l’ho lasciato!
Le persone che mi conoscono bene, infatti, quando mi vedono andare via mi chiedono se l’ho preso.
Poi ci sono quelle cose che invece sarebbero impossibili da dimenticare. Dare un bacio della buona notte ai bambini, i compleanni, la messa della domenica..

Credo che oggi ciascuno di noi sia immerso in cose da ricordare: appuntamenti, scadenze, riunioni, visite. È difficile immaginarci liberi da impegni e finiamo per rincorrere sempre qualcosa.
Viviamo la nostra vita facendo, facendo e ancora facendo e non siamo più capaci di stare in silenzio senza fare nulla. Ci sembra, forse, di perdere del tempo, di non concludere nulla, come se tutto dovesse essere in qualche modo “produttivo”.

E forse è proprio questo il problema. Distogliamo troppo facilmente lo sguardo dalla meta, perdendoci tra i nostri mille doveri.

Una volta entrando in una chiesa ho visto questa scritta grande “ricordati di spegnere il telefono, ma non spegnere l’amore“.
Sono parole che mi hanno colpito e che a distanza di anni ancora mi porto dentro. Come se fosse questo l’essenziale per vivere. Ricordarsi di amare, sempre. Come se oggi di fronte ai nostri infiniti impegni sia facile perdersi, dimenticandoci della vera essenza che ci muove.
E così In un mondo che corre sempre più veloce e in cui si è sempre più disposti a trafficare con la mente in cose da fare, pianificazioni, attese, ogni tanto ci è chiesto di fermarci.

E a volte questo accade proprio per caso. Senza pianificarlo, senza ricordarlo. Come quando ascoltiamo una vecchia canzone o sentiamo un profumo che sa di familiare, ecco che il nostro animo si accende riportandoci indietro nel tempo. E questo quasi sempre accade per caso, in un momento qualsiasi. Ci incrociamo con qualcosa o qualcuno che ci riecheggia un momento, una persona, un ricordo. Ed ecco che veniamo catturati da un’immagine più o meno nitida che fino a un attimo prima era nascosta al nostro presente. Ma ciò non accade solo in maniera automatica e inaspettata. Ci sono dei giorni infatti, magari caratterizzati da fatica o da solitudine, in cui abbiamo bisogno di ricordare, di andare a cercare quell’immagine per poterla ancora una volta riassaporare.

In questo Avvento di attesa quello che voglio ripropormi come cristiano è di fermarmi, di trovare del tempo per quella Memoria che non è ricordo, che da duemila anni ci ricorda che non siamo soli in questo mondo e che Gesù è vivo e anche quest’anno è venuto a bussare alle nostre porte!

Giulia 

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