La bellezza è negli occhi di chi contempla

Prospettiva, uomo, divino e… Intelligenza Artificiale

Prospettiva, uomo, divino e… Intelligenza Artificiale

Maggio è un mese densissimo, sono in ritardo. L’opera che ho scelto ha una bibliografia sterminata ed è molto presente in rete. Con l’aiuto della mia “esperta” figlia tredicenne, decido di usare l’intelligenza artificiale per scrivere questo articolo. Ecco l’esito:

L’affresco della Trinità di Masaccio in Santa Maria Novella rappresenta una rivoluzione non solo prospettica, ma profondamente teologica. Per la prima volta nella storia dell’arte, il mistero divino abbandona l’astrazione dello sfondo oro medievale per calarsi all’interno di uno spazio architettonico reale, geometrico e misurabile. Questa scelta non è un semplice esercizio di virtuosismo tecnico, bensì un manifesto dell’Umanesimo cristiano: Dio non è più un’entità distante e inafferrabile, ma si rivela nella storia e nell’ordine razionale del cosmo umano.

Visivamente, Masaccio organizza il dogma trinitario attraverso una rigorosa struttura piramidale che guida l’occhio dello spettatore dal basso verso l’alto, dall’umano al divino. Alla base si trova lo scheletro nel sarcofago, tragico monito della mortalità umana. Salendo, l’astante incontra i committenti in preghiera, intermediari tra il mondo terreno e lo spazio sacro, e i santi testimoni, Maria e Giovanni. Al vertice si compie il mistero: Gesù crocifisso è sorretto da Dio Padre, mentre la colomba dello Spirito Santo si libra quasi invisibile tra i due.

La genialità di Masaccio risiede nel fondere l’orizzontalità della storia umana con la verticalità della salvezza divina. Il punto di fuga della prospettiva, rigidamente calcolato all’altezza degli occhi dell’osservatore, coincide con il piano su cui poggiano i donatori e lo scheletro.

Questo significa che l’uomo si trova al centro del dispositivo spaziale, ma è costretto a guardare verso l’alto per trovare il senso del proprio limite.

La Trinità di Masaccio diventa così uno specchio della duplice natura umana: costretta a fare i conti con la finezza della carne, ma invitata a partecipare all’eternità attraverso la razionalità dell’arte e l’ordine dell’amore divino.

 

Avrei saputo scrivere di meglio? Non lo so, sicuramente ci avrei messo molto più tempo.
Questa riflessione, partita dall’opera di Masaccio, tra il divino, l’umano e l’IA (quasi umano?) arriva proprio in contemporanea con la pubblicazione dell’Enciclica di Papa Leone, che tratta con grande lucidità il tema, sottolineando che l’innovazione tecnologica può essere, in un certo qual modo, una forma umana di partecipazione all’atto divino della creazione e per questo deve essere responsabilità dell’uomo verificare che ciò che viene coltivato sia davvero un bene.
Di certo l’uso dell’AI pone tanti quesiti non solo etici e morali ma anche ambientali.
Gli scenari sono molteplici: come potremo, ad esempio, trattare in futuro un’intelligenza artificiale, innestata su un corpo fisico realistico (gli esperimenti sono già molti), che parla di arte al posto nostro, ci fornisce consigli medici, fa le pulizie? Cosa differenzierà l’umano dal non umano?

Sono le stesse domande che emergono dal film cult del 1982 – ma attualissimo nel tema – Blade Runner, che recentemente ho avuto la fortuna di rivedere al cinema, con cui chiudo questo articolo, attraverso la celeberrima battuta finale del replicante Roy Batty: Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi […]. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia.

Arianna

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